Bodylift di Arena, la nuova collezione testata insieme a Tania Cagnotto

In questo articolo:

Quando ti trovi davanti a una grande campionessa, la sensazione è quella di rispetto misto a soggezione. Ed è soprattutto una grande emozione. Ancor di più se la campionessa in questione è Tania Cagnotto, la più grande tuffatrice italiana. Venti medaglie d’oro vinte, 3 argenti e 4 bronzi a livello mondiale e poi la storia recente, l’argento (nel trampolino sincronizzato insieme a Francesca Dallapé) e il bronzo alle Olimpiadi di Rio 2016, dove ha anche annunciato il ritiro dalla carriera agonistica.

L’occasione di questo incredibile incontro è stata la prova dei nuovi costumi Bodylift di Arena, presso il GetFit di via Vico, dove abbiamo passato insieme una piacevole mattina di chiacchiere e allenamento sia in acqua che fuori dall’acqua per scoprire tutte le novità del design e dei tessuti innovativi che Arena propone per la nuova collezione.

 

 

 

 

I bellissimi costumi disegnati per la primavera estate 2018, sono stati pensati e creati per soddisfare le esigenze di tutte, ma proprio tutte le donne. Si sa che l’attività in piscina spesso “mette a nudo” i difetti del corpo creando a volte disagio, soprattutto nelle sportive di giovane età. Tra i punti di forza della collezione Bodylift c’è sicuramente una gamma di scelta più ampia, per arrivare a indossare il modello che più si addice al proprio corpo, creando l’armonia giusta, senza trascurare la tecnicità e la comodità. Il supporto è garantito con quattro diversi modelli di reggiseni interni, il modello classic, il semi imbottito, con cuciture o con supporto a rete. ed il taglio strategico dello speciale tessuto posto sulla zona addominale. Inoltre i pannelli modellanti sono posti in posizione strategica per scolpire delicatamente le curve. Un costume sempre più su misura e personalizzato quindi, anche grazie alla possibilità di scegliere sette tipi di back con spalline regolabili, per avere più comfort su spalle e schiena. Tutti i tagli e le cuciture sono posizionati in maniera strategica per offrire la massima libertà di movimento. La vera innovazione sta anche nel tessuto Sensitive Fit by Eurojersey, che con il suo ha un alto potere modellante e il 32% di Lycra  offre una vestibilità perfetta e non si deforma mai, grazie anche all’alta resistenza al cloro che lavaggio dopo lavaggio, non altera il tessuto (anche se vi dimenticate il costume bagnato nella borsa della palestra!). Inoltre, sempre per andare incontro alle esigenze di tutte, la nuova collezione comprende reggiseni di coppa C e modelli meno sgambati.

La cura dei dettagli si percepisce a ogni tipo di movimento e il team di Arena voleva mettere alla prova i loro nuovi prodotti sottoponendoci a un allenamento completo, sia funzionale fuori dall’acqua, che in acqua, per dimostrarci che un’ora e più di allenamento ben fatto con il nuovo costume ci avrebbe lasciate prive di segni e il fit sarebbe rimasto perfetto. E infatti così è stato. Niente segni sulle spalle e niente costume che entra fastidiosamente nel fondoschiena. Niente forme in balia dei movimenti, ma tutto ben contenuto in una vestibilità eccezionale.

Ma non è tutto. L’occasione era più unica che rara per non scambiare due chiacchiere con Tania e chiederle quello che avrei sempre voluto…La campionessa, che presto diventerà mamma, si è dimostrata disponibile, con l’umiltà tipica di chi sa che, avendo fatto grandi cose, non deve dimostrare nulla. E con la sua dolce timidezza mi ha rivelato quello che già un po’ sospettavo.

Hai fatto tanto per lo sport italiano e quello che tutti ti chiedono è quanto influisce avere dei genitori tuffatori che ti hanno avviato alla tua carriera. Ma di fatto tu sei arrivata molto in alto, anche battendo le imbattibili cinesi, e per fare ciò bisogna avere una bella testa…la propria testa e la propria determinazione. Giusto?

Nei tuffi è fondamentale essere preparati mentalmente. Mi viene da dire che conta anche di più della preparazione fisica. A una competizione ci puoi arrivare preparatissimo a livello fisico e magari avere avuto un anno eccezionale, ma se poi nel momento della gara non ti regge la testa è tutto inutile. Sicuramente il mio DNA mi ha aiutato, però io ho imparato negli anni da ogni gara fino alla fine della mia carriera. Gareggiare è la cosa che aiuta di più in assoluto a diventare forte mentalmente.

Nella tua vita di tuffatrice hai mai pensato al futuro? A quello che avresti fatto una volta terminata la tua carriera agonistica?

Quando fai qualcosa devi essere convinta di quello che fai. A me piace dividere molto bene i miei progetti e dedicarmi al 100% a quello a cui mi sto dedicando senza pensare ad altro. Questo succedeva soprattutto quando ero più giovane. A 18 anni ho fatto la maturità e poi sono andata un anno all’estero, a Houston in Texas, a fare l’università. Lì mi sono trovata davanti a un bivio, rimanere negli States e finire gli studi o tornare in Italia. Sono tornata, per vari motivi, e nel nostro Paese devi fare una scelta, non è come all’estero che puoi studiare e allenarti, non siamo così organizzati purtroppo. Quindi ho optato per la carriera sportiva. Una scelta che rifarei, però mi è dispiaciuto non riuscire a portare a termine gli studi.

Finito il tuo periodo di maternità tornerai a lavorare nell’ambito dei tuffi?

Si, mi piacerebbe poter trasmettere ai giovani quello che ho imparato, con più di vent’anni di carriera avrei tanto da dare e da dire, anche solo spiegare come affrontare la gara o gli allenamenti, anche solo parlare con loro.

E  con tuo figlio/a? Pensi di volerlo portare sulla tua stessa strada un giorno?

Non vorrei che facesse la stessa cosa onestamente. Io mi reputo davvero molto fortunata e se avessi la certezza che mio figlio potesse un giorno arrivare a fare la vita che ho fatto io, lo aiuterei. Però questo sport richiede molto sacrificio, il lavoro da fare è davvero tanto e non è detto che ti porti in alto. So che è così anche per tanti altri sport, ma quando sei in gara il rischio di sbagliare per un millimetro o per un secondo è altissimo. C’è tanta tensione da affrontare e volte anche tante delusioni. Dipende dal carattere ma sicuramente è uno sport che spesso porta a frustrazione.

Hai forse pensato di ritirarti qualche volta, nel pieno della tua carriera?

Londra per me è stata una batosta, mi ero preparata da anni per quel momento e nel giro di una settimana mi è andato tutto storto, perdendo due medaglie. Lì ho toccato il fondo ed è stata dura rialzarmi. Quei momenti non li auguro a nessuno. Mi figlio farà quello che vorrà, io sicuramente non lo spingerò (e non lo frenerò) in una direzione piuttosto che in un’altra.

Hai avuto una carriera splendida, piena di vittorie. Il momento più bello della tua vita lo hai già vissuto o deve ancora arrivare…?

Dicono che il momento più bello arriverà tra qualche mese…anche se gli ultimi tre anni sono stati uno più bello dell’altro, con la vincita del mondiale , dove mai mi sarei aspettata di battere le cinesi, e poi Rio, dove quelle benedette medaglie sono arrivate l’ultimo giorno e nell’ultima occasione della mia vita, per cui questa Olimpiade per me è stata davvero un sogno. Mi sono sposata subito dopo, quindi di momenti belli ne ho avuti davvero tanti. Spero però che sia ancora più bello quello dovrà arrivare…