Cambio di stagione: i cassetti più belli e faticosi

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La primavera che tarda ad arrivare, ma che è dietro l’angolo, e la voglia di correre con un abbigliamento leggero ti stanno dicendo una sola cosa: devi fare ordine nei tuoi cassetti dello sport. È evidente che non è un argomento da prendere alla leggera e che dopo anni e anni di gare e spese su Amazon, sei consapevole che la cosa ti è sfuggita di mano ormai da tempo.

Ma ogni volta che ti ritrovi a chiudere a forza il cassetto delle maglie tecniche, fai spallucce e rimandi a tra sei mesi quello che dovresti fare un po’ per volta ogni giorno. Eppure con la camera dei ragazzi in casa sei così severo, ma di fondo anche tu sai bene che il tuo senso dell’ordine è lo stesso di un 15 enne.

Di fatto non è un limite mentale ma una forma di ribellione alla versione scatologica del tuo equilibrio atletico. Tu che sei asburgico davanti ad ogni traguardo, non salti una sessione in piscina, spunti ogni casella della tabella di allenamento verso la prossima maratona, segui ogni piccola tappa di vita sportiva fino al tuo meritato traguardo.

Questa scena, così compatta e organizzata, non è che una facciata. Dentro di te alberga quel disordine creativo ed emozionale che si palesa tra le pieghe dei tessuti nei cassetti della camera. Così ti ritrovi nella parte finale della domenica perfetta, il tuo giorno ascetico da tutto, metti la musica che ti fa stare bene, accendi la candela indiana per evocare immagini positive e dai il via alla messa in ordine dei cassetti.

Ditemi la verità: chi è così fortunato da tornare ogni volta dalla corsa e avere tutto sistemato?

Fare ordine tra le maglie è anche fare ordine con i ricordi. In casa c’è chi ti dice: “Magari ne buttiamo qualcuna che non usi più? ”…”Ma scherzi? Io le uso tutte”.

Ovviamente sono delle frasi di circostanza. Sei cosciente che di fatto usi sempre e solo le stesse maglie, quelle per il freddo e quelle per il caldo, ma sempre due maglie sono, e non di più. Dopo questo siparietto diplomatico conclusosi con un nulla di fatto, chiudi la camera e dai il via all’azione di ordinamento cromatico.

Ogni maglia è una storia, ogni pantaloncino ha fatto il pari con il vostro sacrificio passo dopo passo. Rivedere le date impresse sotto i nomi delle gare è aprire l’album dei ricordi. Andare oltre “l’accadde oggi” di Facebook, poiché dietro quelle scritte ci sei stato tu da solo e la tua fatica.

La maglia salita per 4 volte sul Resegone merita rispetto, così come fanno gli altri ragazzi che ti erano accanto quella notte. La maglia della NYCM 2005 ancora in cotone, con cui ormai ci dormi e ci sogni ponti sospesi e boulevard straripanti di amici. La tua maratona di Roma, che dal 2003, ha un suo cassetto dedicato come se fosse la Santa Sanctorum della tua carriera.

Pieghi e metti a posto. Ricordi e ti emozioni, ti ripeti, non buttarle, dai che con la bella stagione le metterai ancora, ma non è vero, non sarà così, non riesci a correre con le maglie degli Ironman dell’Isola d’Elba, sono delle reliquie sacre, icone di cosa sei stato in grado di fare. Si dice che certe gare non si ripetono, è vero. E la maglia del Passatore sarà una e una sola. Quel 2012 non avrà un gemello nel tempo.

La serata è trascorsa, l’ordine è tornato, i tuoi pensieri sono in bilico il passato e il tuo domani atletico. Sii paziente e ricorda che l’ordine è necessario per non perdersi, il disordine per ritrovarsi, diceva il poeta, allora sfrutta il tuo potenziale, il caos è creatività, è bisogno di esprimersi.

Non resta che rimettere la tua solita maglia, scendere in strada e aspettare che passi la calma per poi rivivere ogni storia dietro quelle scritte nei cassetti dei tuoi sogni più belli.

Marco Raffaelli