Com’è bello far la Bora da Trieste in giù

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Non ascoltare i consigli delle persone, ma solo quelli del vento che passa e ci racconta le storie del mondo (Debussy)

Quando arrivi a Trieste sembra che il tempo si sia fermato. Sarà per la bora che spazza il superfluo, lasciando agli occhi dei passanti solo la storia e la sostanza di cui è composta questa città. Sarà perché, nell’era di Amazon, il centro storico è popolato dalle librerie, sarà l’espressione compiaciuta della statua di James Joyce, che da un angolo di Ponte Rosso osserva i turisti e la vita della città. O le mule di Trieste, che stanno sedute sulla Riva dei Caduti a cucire il tricolore, commemorando la città tornata all’Italia. Trieste è bellissima, schietta e diretta sul mare.

Lo stesso mare che sabato mattina scorso ci ha accolto alla partenza de La Corsa della Bora, la gara di trail running che percorre i sentieri del Carso triestino e sloveno, giunta alla sua terza edizione. Mentre noi aspettavamo il via della S1 Just-8 km sotto una pioggia scrosciante, la S1 Half 21 km era partita da mezz’ora e la 57 km da 4 ore, nell’alba di Pesek, Slovenia. Mentre gli indomiti dell’ S1 Ipertrail hanno affrontato i 164 km mettendosi in viaggio già dal giorno prima, inoltrandosi lungo un percorso che ha toccato le cime innevate al confine tra Slovenia e Croazia. Tutto in semi-autonomia. Una gara durissima senza punti di ristoro. Gli atleti infatti avevano a disposizione una cassa per inserirvi integrazione e cambi, trasportata dall’organizzazione alle basi vita, posizionate ogni 20 km. Niente tracciatura del percorso, ma una traccia GPS da seguire e un sistema di tracking satellitare che ha consentito agli atleti di essere monitorati costantemente.

Parlando dell’organizzazione, per rendere perfette o quasi quattro gare diverse che per un certo tempo si sono svolte contemporaneamente, gli attori coinvolti, enti, associazioni, comuni e soprattutto volontari, sono stati davvero tanti, e hanno lavorato senza sosta giorno e notte per fare in modo che tutto funzionasse come previsto. Tutto studiato nei minimi dettagli da chi ha voluto e creduto fortemente questa gara, Tommaso de Mottoni di S1 Trail per primo insieme a sua sorella Susanna, che hanno fatto anche di più, promuovendo il territorio insieme alla sua cultura e alle sue eccellenze enogastronomiche. E quando lo sport diventa il mezzo e lo strumento per conoscere realtà diverse dalle proprie, non serve che nella borsa da viaggio ci sia molto, basta l’entusiasmo e la voglia di scoprire quello che sta fuori dalla nostra porta di casa e dalla nostra quotidianità. Per rendersi conto quanto tutto questo sia assolutamente degno di essere vissuto, fosse anche per un solo giorno.

I giorni degni di essere vissuti sono stati ben due. Ma andiamo per gradi. La Corsa della Bora, anche se può sembrare uno scherzo, è stata accompagnata da due giorni di scirocco. Poco prima della partenza della nostra gara, quella che sembrava essere una pioggia destinata ad accompagnarci ovunque, ha raggiunto l’apoteosi con un nubifragio che si è riversato sui partecipanti in attesa dello start, per poi smettere del tutto. Breve ma intenso, come avere sulla testa la nuvola di Fantozzi, giusto in tempo per partire già bagnati fradici. Sia il percorso, quanto la distanza e il dislivello della S1 Just, sono davvero ideali per i neofiti del trail running. I sentieri non sono sempre stati tecnicamente facili, soprattutto per i sassi resi scivolosi dalla pioggia, ma sono bastate delle scarpe dotate di un ottimo grip e una costante concentrazione, distolta circa a metà gara dalla bellissima vista panoramica del sentiero Rilke, per cui è davvero valsa la pena fermarsi per scattare qualche foto e per ammirare la vista sul Golfo.

Il dopo gara è stato memorabile, con la sosta alla bellissima SPA di Portopiccolo. Un porto turistico tenuto come un gioiello, con un’atmosfera quasi irreale. Un paio d’ore in stato di grazia, immerse nella piscina riscaldata con un paesaggio che all’imbrunire è diventato ovattato, dove il confine tra mare e cielo si è perso. In quel momento è totalmente scomparso il freddo nelle mie ossa. Da lì siamo tornate al villaggio per partecipare alle premiazioni e poi l’ora dell’aperitivo ha chiuso questa giornata davvero unica e speciale. Siamo infatti scesi nel sottosuolo, inoltrandoci nella grotta delle Torri di Slivia, una delle cavità più spettacolari del Carso Triestino. Una lunga scala interna ci ha portato in un mondo sotterraneo dove le forme e i colori sono stati (e continuano ad essere) plasmati dall’acqua. Ad attenderci alla fine di questo incredibile percorso, un tavolo imbandito dall’Agriturismo le Torri di Slivia, con vino, formaggi e  prosciutto crudo di loro produzione. Il giorno seguente, una guida turistica ci ha portate in giro per Trieste, dove una milanese ha scoperto che nulla è mediocre e nulla è scontato in questa città, tanto italiana nell’anima quanto lo è poco nel suo aspetto, dove la contaminazione della storia e delle culture si vede, e dove, come dice Mauro Covacich, la bora nasce per spostamenti d’aria dovuti a differenze di pressione. Scaturisce dal punto di incontro di due climi, quello nordico e quello mediterraneo ed è quindi anche la perfetta sintesi dello spirito della città.

I vincitori de La Corsa della Bora:

S1 Ipertrail – 167 km: Luca Guerini e Maria Elisabetta Lastri che hanno concluso nello stesso tempo di 28h 56’56”

S1 Trail – 57 km: Florian Reichet in 5h 07′ 05″ (ma Luca Carrara secondo in 5h 07′ 06″ !) e Lisa Borzani in 6h 22′ 34″

S1 Half – 21 km: Alessio Milani in 1h 53′ 25″e Michela Miniussi in 2h 21′ 34″

S1 Just – 8 km: Leon Fian in 34′ 41″ e Amina Bizmana in 44′ 57″