Cycling Tango

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Ricordo ancora la mattina di Natale in cui ho ricevuto la mia prima vera bici.

Era una MTB Fucsia e grigio metallizzato, cambio Shimano sis, 3 corone anteriori 7 pignoni posteriori, 21 rapporti, una bomba. Ero così gasato che una volta portata in montagna durò 3 giorni…tritai il deragliatore, era l’inizio di un grande amore.

Negli anni questo rapporto si è evoluto, strutturato, sfaccettato… ma tutte le volte che appoggio un piede sul pedale la pelle d’oca e quella frenesia che scaturisce dal profondo non si sono mitigate…anzi.

Non sono mai riuscito a percepire realmente la bici come un mezzo di trasporto, la bici per me è sempre stata un divertimento, un modo d’espressione e di scoperta. La bici ti consente di viaggiare, di scoprire posti nuovi, a una velocità a misura d’uomo, posti che magari nella frenesia dei trasporti odierni non avremmo nemmeno notato.

Una delle esperienze che più ha plasmato la mia visione delle due ruote a pedali sono stati i tanti anni di BMX, una disciplina in cui alla base del suo sviluppo ci sono l’esplorazione e l’interpretazione. Durante la mia adolescenza ho passato un sacco di ore in giro per la città a cercare muretti, scalinate, ringhiere… provando ad immaginare cosa poterci fare con la mia bici, per poi mettere in pratica il mio pensiero.

Con il senno di poi quest’esperienza di 6/7 anni è stato quanto di meglio potesse accadermi, ho sviluppato il controllo, il rapporto con il mezzo e soprattutto ho liberato la mia mente, oggi come oggi tutti parlano di watt, cadenza, soglia…ma pochi sanno tenere in mano un manubrio o affrontare una curva. Ridurre la bici a dei numeri su un display è come flirtare su Instagram, una cosa sterile e inconcludente.

Andare in bici è come ballare un Tango, è una questione di grande intesa e complicità, dove siete voi a guidare, ma è lei a concedervi di esser portata. Essere in sella non è solo una questione di avere gambe, ma è il vostro corpo e la sua capacità di tradurre gli stimoli in sensazioni a regalarvi una reale esperienza.

Stare su di lei è una comunicazione fatta di anticipazioni e reazioni, di lunghe attese e istanti ad alta intensità, dove non vi è separazione ma armonia. Come un lungo rettilineo affrontato con le mani alte sul manubrio, che vi porta dolcemente verso un tratto guidato, le vostre mani scivoleranno dolcemente sul nastro per passare ad afferrare con decisione la piega bassa. Questo è il momento in cui l’attesa si trasformerà in azione, la guida si farà sicura, ingresso e percorrenza curva non devono avere esitazioni, la bici inclinandosi cambierà il suono delle sue ruote, dovendo fendere l’aria in diagonale, come il respiro della vostra amata sul vostro collo dopo averla fatta roteare per fermarla al vostro petto.

L’uscita dev’essere altrettanto passionale, raddrizzate rapidamente il telaio e alzatevi sui pedali rilanciando l’azione, lei vi seguirà assecondando ogni vostro ondeggiamento e quando mollerete per impostare la curva successiva, il mozzo griderà alla stessa velocità del battito del vostro cuore. Con la bici bisogna costruire un feeling d’intesa, abituarla ad andare dove si posa il vostro sguardo, lei va guidata con gli occhi non con le mani, quelle servono solo a trasmetterle le vostre scelte e a farle percepire la sicurezza.

Lei sa se siete insicuri, se ostentate qualità che non sono vostre, se la considerate solo uno strumento per auto-celebrarvi tramite dei numeri, lei regala emozioni ed istanti e da voi pretende la stessa cosa…non traditela. Il ciclismo non è uno sport, ma un viaggio di coppia, e la bici, se vi comportate bene, a fine giornata potrebbe anche esservi complice permettendovi di portare la vostra amata in canna, vi salverà la serata ipotecando un buon lavoro aerobico e impedendovi di condividere l’ennesimo allenamento, alla fine quello che ricordiamo sono le emozioni…non i numeri.

Sergio Viganò