Di necessità virtù: lo sport ai tempi del Coronavirus

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Questo isolamento forzato sta stretto a molti, soprattutto a chi pratica sport in maniera compulsiva. Forse perché stare in casa ci obbliga a stare con noi stessi, a volte nel silenzio, ci obbliga ad ascoltarci senza coprire i nostri pensieri con il rumore dei passi e la frequenza cardiaca che si alza.

Viviamo in una società che ci impone di muoverci freneticamente, dove sembra che l’importante sia andare, senza dare troppa importanza ne al dove, ne al come.

Le nostre città stanno diventando la metafora fisica di quello che probabilmente molti di noi hanno vissuto almeno una volta nella vita.

Quante volte ci siamo trovati in una stanza affollata avendo la percezione di essere soli? Quante volte quando sembra che le difficoltà ci sovrastino, ci sentiamo isolati dal quotidiano?

In gara abbiamo vissuto tutti una crisi, i fattori esterni che ci remano contro, il caldo, il vento, la sete, sembra tutto difficile.

Io ho sempre ritrovato l’energia giusta guardando dentro di me, non mi è mai piaciuta quella stronzata del “bisogna imparare a soffrire”, bisogna imparare a riflettere secondo me.

Nel silenzio della nostra testa, possiamo ignorare tutti i fattori negativi, concentrarci sul nostro respiro, sul movimento delle nostre braccia, su come i nostri piedi rimbalzano sull’asfalto.

Quando soffri, quando sei in difficoltà, riesci a dare più valore alle cose…se hai il fiato corto, capisci meglio quanto sia importante una boccata d’ossigeno.

I momenti negativi sono periodi di transizione, non so se ci accrescano, ma ci aiutano a prendere meglio il controllo. Troppe volte ci facciamo influenzare dalle nostre abitudini, da schemi che ci costruiamo, ci creiamo paure basate sui nostri preconcetti, come distanze che sembrano troppo elevate, tempi che ci appaiono irraggiungibili o, perché no, starsene due settimane in casa senza uscire a correre e/o pedalare.

La realtà è che questa situazione è un gran casino, ma volendo per un attimo mettere da parte la pandemia, questa limitazione forzata e tutto questo tempo in più per noi stessi ci porterà ad aver una miglior consapevolezza delle cose.

Nel quotidiano come nello sport, a mio avviso, si sta un po’ perdendo quella sana sensazione di felicità e spensieratezza, viviamo sempre più spesso in una gabbia di numeri e pettegolezzi.

Forse c’era bisogno di un Leviatano invisibile che riportasse la giusta misura alle nostre emozioni e alle nostre libertà, una natura machiavellica che alzasse la voce di fronte all’arroganza di un uomo troppo sicuro nei suoi porti.

Ogni tanto una bella ridimensionata fa bene a tutti, aiuta a calmarsi e a capire realmente cosa si vuole e come raggiungerlo. La distanza da quello che ci fa star bene ci aiuta ad apprezzarne il valore, il bello della corsa però è anche nelle nostre menti, come il rimbalzo dei piedi, la sensazione del volo o i capelli mossi che si muovono nel vento.

Lo sport e la vita sono soprattutto emozioni e queste, essendo nella nostra mente, possiamo viverle quante volte vogliamo, come possiamo sorridere di un bacio rubato in una notte d’inverno, possiamo farlo nel ricordo delle buone sensazioni di alcuni nostri allenamenti.

La nostra mente è uno strumento prezioso e l’opportunità di dialogo con noi stessi un’occasione importante, per ritrovare il nostro equilibrio e perché no, anche quello con gli altri. Usate questi giorni di temporanea limitazione come un’opportunità per coltivare le vostre emozioni, sognare un po’ e, perché no, mettere il tutto in pratica una volta ripristinata la normalità.

Sergio Viganò (dr. STRAVAmore)

Foto di apertura @Roberto Panzeri by @ScottSportsIatalia edit @Stefano Vedovati