Il mio nuovo Paradiso si chiama Inferno

Sono tornata all’Inferno, perché sfidare le proprie paure non è da tutti e io non voglio essere “tutti”. O meglio, chiunque può affrontare un OCR se lo vuole, e ieri a Firenze, quei 29 ostacoli distribuiti in 9 km sono stati ancora una volta la metafora della vita, dove è sempre l’atteggiamento a fare la differenza. Basta essere disposti a uscire dalla propria comfort zone per vedere fino a dove si può arrivare con la mente e con il fisico. Niente dà più soddisfazione come riuscire a superare un prova che sembra impossibile, un ostacolo troppo alto, troppo pesante o troppo difficile. Ma se non ci riesci ci riprovi. E ci riprovi ancora. E se ancora non ci sei riuscito, puoi sempre dire di averci provato. Il punto è proprio questo. È solo questo. Gli ostacoli non sono facili ma non sono neanche impossibili, anche se quest’anno gli organizzatori hanno alzato l’asticella e aumentato le difficoltà e alla fine la cosa peggiore non è stata neanche quella vasca del ghiaccio.

Prima di tutto vorrei ringraziare il mio Team, quello di Running Magazine, Francesco, Sole, Emanuele, Elisa, perché siamo rimasti uniti e ci siamo aiutati fino alla fine. Poi ringrazio la mia indispensabile “badante” Manuela, che non ha corso con noi per non sciuparsi in vista della sua imminente maratona di New York ma è stata una reporter eccezionale e ci ha aspettato lungo il percorso rinunciando al pranzo (e poco non è).

Team Running Magazine al completo: da sinistra Elisa, Francesco, Cristina, Emanuele, Sole

Il passaggio lungo l’Arno con le salite e le discese (Oscura Costa), ha messo a dura prova il mio fiato, mentre i pesi da trasportare, persone comprese (Paolo e Francesca), hanno messo a dura prova le mie braccia poco allenate e la mia povera schiena. Inaspettatamente, la slackline (Bufera Infernale) l’ho superata al primo colpo senza difficoltà, mentre invece il passaggio nel fango (La Lorda Pozza) mi ha fatto desiderare la vasca del ghiaccio (Cocito), dove l’immersione totale mi ha tolto sporco, fatica e fiato… Dopo il passaggio da vomito sotto il filo spinato invece è arrivato il mio ostacolo preferito (Pepe Satan), una struttura inclinata con pochi appigli da attraversare senza toccare i piedi a terra. L’ho superato? No. Ci ho provato due volte ma non c’è stato niente da fare e non ho insistito. Perché per me il Paradiso era comunque lì, tra quelle tavole di legno inclinate, scivolose e sporche di fango.

La 9 km competitiva è stata vinta dalla bella e bravissima Diana Hartan, che si aggiudica anche il titolo di Campionessa Italiana OCR (Trovate qui l’intervista), mentre tra gli uomini ha trionfato Stefano Colombo, già vincitore della Inferno di Cenaia e anche lui Campione Italiano per il 2017. Ci rivediamo il prossimo anno, all’Inferno, naturalmente.

#RunLikeHell