Il Natale del podista

In questo articolo:

Il Natale del podista ha da sempre delle regole precise. È il momento dell’anno in cui il credo “correre per mangiare” ha la sua confessione ecumenica. Settimane imbottite di cene, di vedemose pe ‘na cosetta e di bevute per fare il punto della situazione.

Il Natale del podista è quando si fanno grandi progetti e pianti da coccodrilli. Si pianificano memorabili imprese e devastanti, prevedibili cazzate.

È il periodo dove ogni scusa è buona per correre a un passo senza senso e in gare che, in altri mesi, non faresti nemmeno se te pagassero, perché tanto la scusa è sempre la stessa …ma che fai non ce vai?

E così ecco che arriva la corsa del 24 del 25 e del 26 e ovviamente quella del 31 e poi chi non corre il 1 gennaio non fa un cazzo tutto l’anno e manco a dirlo il 6 gennaio una 10 km a palla per bruciare i 75 pasti consumati in 15 giorni.

Credit_Hannibal Hanschke/Reuters

 

Durante il periodo natalizio i podisti si sentono tutti più buoni, il che, tale stato emotivo, li obbliga durante le ciabattate in centro la domenica mattina, a sbraitanti saluti con altri simili.

E gridano, gridano come pazzi all’alba, con volumi che nemmeno la notte del luglio del 1982 in finestra con il tricolore al collo.

A Natale ci sono le cene sociali delle tante squadre, incubatori endorfinici, catalizzatori di successi podisitici e trepidanti riscatti.

Loro, i tuoi compagni di squadra, stanno seduti tutto il tempo, magnano qualsiasi cosa anche se l’anno scorso il catering era meglio (lo dicono ogni anno).

Credit_Brian Snyder/Reuters

Non fanno distinzione tra pandori e panettoni, dicono che la massa grassa fa forza e sostengono che l’impedenziometro è uno strumento ormai superato. In fine si alzano solo nel momento di gloria assoluta atteso per 12 mesi: il premio del criterium sociale. Salamella, ringraziamenti, brividi, foto. Sipario!

Il podista a Natale si autorizza a vestirsi a minchia per il solo piacere di essere più natalizio: cappellini dalle mille forme e luci colorate, corna da renna, abiti da babbo natale che manco Dan Aykroyd nella scena di “una poltrona per due”. Di fatto si trasforma in una figura che sta a metà tra Padre Cionfoli e uno de La banda dei Babbi Natale.

Credit_Bogdan Cristel/Reuters

Sincero, coinvolgente, genuino e sbruffone a tal punto da voler brindare insieme alla sua squadra con spumante e ciccioli scoppiettanti davanti al presepe di Piazza San Pietro fregandosene dell’ISIS, dei limiti di sicurezza, dei scanner ottici e metal detector. Perché per lui il Natale è vitalità, energia, amore e famo un po’ come cazzo ce pare.

Perché sostiene da sempre che la vita dovrebbe essere tutto l’anno un gran Natale. Per lui ciò che conta è soffrire di corsa e gioire a riposo, correre e bruciare quintali di panettoni, gli stessi che si fa regalare per il piacere di portarli alla gara con le vecchie glorie al parco sotto casa.

Dove in fine lo vedi tiratissimo, con lo sguardo da ebete ma felice, inebriato e pronto a raccontarti cosa si è magnato la sera prima, eppure non si sa come cazzo faccia, schizza a 4’30 al chilometro appena sente dire … a regà annamo piano che è Natale.

Buone feste da un podista molto natalizio

Marco Raffaelli

(Foto di copertina: credit_Louisa Gouliamaki/AFP/Getty Images)

Credit_Neil Hall/Reuters