Italians do it better: la Ragnar Relay di Manuela Barbieri

M – Mi è venuto il ciclo con una settimana d’anticipo, che sfiga Cri

C – Poteva andare peggio dai, poteva piovere

M – Sta diluviando, e non hai idea del vento. Ci sono 12 gradi.

C – Magari poteva esplodere una bomba atomica, e invece siete salvi

M- Siamo appena passati accanto a una centrale nucleare

Amen

Ragnar Relay

La Ragnar Relay è una staffetta nata negli Stati Uniti nel 2004 e più che una gara, è un’esperienza di vita. Si perché le squadre, a bordo di un van, hanno due giorni e una notte per correre 250 km dandosi i cambi a distanze variabili e facendo turni per dormire e mangiare. Ogni team può essere composto da 10 persone e due van, oppure da 5 persone e un van. Quest’anno la Ragnar Relay si è svolta per la seconda volta in Europa, con il nome di Ragnar Reebok Wattenmeer, ad Amburgo il 25 e 26 agosto scorso. Uno dei due van della squadra italiana, il ‘Disagiovan’, conteneva 5 runner motivati e coraggiosi: Alessandra, Carlotta, Roberto, Irene e la mia compagna di molte avventure, Manuela. Le intemperie, i contrattempi, il sonno, la fame e le allucinazioni, nulla di tutto ciò ha impedito ai cinque di portare a termine l’impresa. Disagio, disappunto, stanchezza, gioia per essere usciti dalla propria comfort zone ma anche, a un certo punto, per esserci rientrati. Tutti ingredienti che hanno reso questa esperienza molto più umana di una semplice gara, in linea con la filosofia “Be More Human” di Reebok.

Roberto, Carlotta, Alessandra, Irene, Manuela

E così, tra una frazione di corsa e l’altra, scandite da ostacoli improbabili, pioggia, vento, pecore e molto altro, mi sono immaginata la Manu, soprattutto nei momenti di pausa dove nel van insieme agli altri, bisognava ristorarsi, riposarsi e seguire e assistere, sperando di non perderlo nella sperduta campagna tedesca, lo staffettista di turno. Conoscendola un po’, tra un “Ma chi me lo ha fatto fare” e una cinquantina di “Faccio un attimo uno spuntino“, questi due giorni di Manu non sono stati scanditi solo dal pensiero di mangiare la salamella tenuta da parte il giorno prima, e neanche dai bisogni fisiologici vari, ai quali per altro tiene tantissimo. Perché l’entusiasmo e il coraggio con il quale affronta ogni cosa, dalla più banale alla più difficile, è sempre contagioso. E condividerlo mi sembrava doveroso.

L’intervista

C’è stato un momento o più momenti di questa esperienza, in cui hai pensato che sarebbe stato meglio essere in circonvallazione a Milano circondata dalla fauna della 90? 

Sicuramente durante la mia seconda tratta, in piena notte, quando mi sono trovata a correre completamente da sola nella campagna crucca: da un lato il fiume, dall’altro un’enorme distesa d’erba, davanti e dietro il nulla, e sopra di me tante nuvole e la luna piena che si scorgeva ogni tanto. Ecco… in quel momento avrei voluto scambiare volentieri due chiacchiere “agliate” con qualcuno della 90. Ma lungo il percorso ho incontrato solo due pecore più spaventate di me quando prendo la 90 dopo le 21.

Niccolò Fabi in una nota canzone dice: ‘Io vivo sempre insieme ai miei capelli’. Ma se i tuoi capelli potessero parlare cosa direbbero? Avrebbero piacere a vivere sempre con te? 

Beh, i miei capelli sono la parte di me che mi assomiglia di più. Sono un rifugio per gli insetti che durante la tratta notturna della Ragnar mi hanno fatto un po’ di compagnia. Non è vero che non parlano… dopo la Ragnar qualcosa da dire l’avevano anche loro, ve lo assicuro!

Sei una runner forte ma non sei un’imbruttita, non pubblichi mai tempi, ti alleni giocando a tennis ogni tanto e se corri fuori gara è solo per prendere la 90 (vedi sopra). Hai corso le tue tappe con il disagio delle mestruazioni appena arrivate e con un ginocchio malandato. Forse alla Ragnar (e nelle sfide in generale), conta ben altro rispetto alla velocità? 

Pensate al povero Roberto, unico uomo del nostro van, che ha dovuto subirsi perfino i discorsi sui disagi del ciclo… Il ginocchio, poretto, durante l’ultima tratta me lo sono praticamente trascinata dietro, ma ho tenuto duro fino alla fine pensando alla cena stra meritata che mi sarei gustata la sera. Fanculo le barrette, le mandorle e le mele Pink Lady della Traina! Detto questo, quest’estate per allenarmi alla Ragnar ho mangiato pizzoccheri e ho portato fuori il cane di mia sorella che è pigro e quindi non vuole fare tanto movimento. Credo che in generale, nella vita come nella corsa a livello amatoriale, non bisogna prendersi troppo sul serio. E questa cosa credo che a me riesca bene, altrimenti non sarei qui a rispondere alle tue domande…

Se è vero che la volontà smuove le montagne, è anche vero che il cibo smuove la Barbieri. Alla Ragnar hai trovato cibo in abbondanza o hai sofferto la fame? 

Barrette, noci, barrette e repeat. E dei ravioli crucchi immersi in una brodaglia non ben definita ma dal sapore di formaggio. E non ho avuto nemmeno il tempo di far amicizia con gli abitanti degli altri van per farmi “invitare a cena”! Molto furbamente, però, le mie scorte me le sono fatte la sera prima durante la grigliata organizzata da Reebok in occasione del Running Meeting. Wuster, salsiccia, wuster e repeat.

Cosa ti fa sorridere quando ripensi a questa esperienza, e cosa invece ti procura qualche ruga tra le sopracciglia? 

Rido da morire se ripenso al modo di riscaldarsi della @piccolaire mentre aspettava il cambio di Carlotta. Sembrava il Sig.Rezzonico, il detentore del record al mondo della Cinque Formaggi, sulla start line della Stralugano. E alla sua faccia quando la nostra Carlotta le ha praticamente lanciato il testimone facendolo cadere a terra… E ancora quando ripenso sempre alla @piccolaire arrotolata sul sedile del van durante l’ora e mezza che siamo riusciti a dormire. Con quella gambetta che tentava di allungarsi su di me, schiacciata contro la portiera del nostro #disagiovan.