L’amore ai tempi del Coronavirus 

In questo articolo:

Queste giornate sono davvero fatte di momenti di trascurabile felicità, alternati a noia, a preoccupazione, a riempire la testa di progetti futuri, per quando questa quarantena finalmente finirà.

Sorrido mentre lo scrivo. Come se la felicità fosse davvero trascurabile. A dire il vero negli ultimi tempi di trascurabile non è rimasto nulla, non una parola, una frase, un sorriso, uno sguardo. Siamo già cambiati e abbiamo imparato in poco tempo a dare un valore diverso ai nostri sogni e alla vita. O alle piccole cose, che fino a qualche settimana fa erano tali, ma ora hanno assunto una dimensione e una percezione diversa.

Come quando il nostro smartwatch segna i 10.000 passi, che arrivano mentre ti aggiri tra la camera e il soggiorno a riordinare una casa mai vissuta così tanto.

Come la marmellata di fichi insieme alla ricotta della colazione, spalmate su una fetta di pane calda, mentre le assapori senza la fretta di andare, seduta in cucina e immersa dalla luce del mattino, con la finestra spalancata per ascoltare quel silenzio irreale che niente ha a che fare con il risveglio di una città. Della mia città.

Come le finestre dei vicini con le luci sempre accese all’imbrunire. Ti affacci al balcone e mentre prendi una boccata d’aria cerchi di indovinare se la vita che c’è dietro è così tanto diversa dalla tua.

Come un pensiero che sa di buono, fatto di baci con le mani strette dietro la nuca. Interrotti solo per riprendere fiato. Quelli che sono il preludio del resto.

Come la tazza di tè o di caffè che ti porti ovunque vai, sempre in mano o accanto al computer, che quando è il momento di bere è sempre troppo calda o sempre troppo fredda.

Come la doccia bollente e il vapore sullo specchio, dopo l’ennesimo allenamento fatto guardando qualche diretta Instagram.

Come il bicchiere di vino rosso delle 19:00 dopo aver inviato l’ultima email della giornata.

Come la pasta fatta in casa con il grembiule e i capelli raccolti in uno chignon. Che per una volta mia figlia si affaccia alla porta della cucina e mi vede come io vedevo mia mamma.

Come l’odore del bucato appena fatto.

Come il vento, che anche se non è tramontana, vorresti che lo fosse. E spalanchi tutte le finestre per farlo entrare, sperando che porti via tutto ciò che ti preoccupa di più.

Come l’essere più indulgente con te stessa e con gli altri, rimanendo a letto ancora un po’ con il caffè. E immaginando quel giorno in cui ti alzerai con il solito ritardo, ma con una luce diversa negli occhi.

Davanti a quelle mascherine siamo tutti uguali. La pandemia ci ha messi tutti nella stessa condizione, senza distinzioni. Ma allo stesso tempo ci ha dato l’opportunità di distinguerci, perché ciò che ci rende unici è l’amore.

L’amore che non ha mai paura, e che si manifesta in tante forme, piccoli gesti, un sorriso, uno sguardo.

Spero di vedervi presto al campo, alla solita ora, con le solite facce, con i soliti abbracci.

Cristina