L’amore ai tempi della Cagliari SoloWomenRun

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Un gran casino, che va oltre ogni fervida immaginazione. Questo siamo noi donne. Irrequiete, curiose e ambiziose, con la testa piena di desideri e speranze. E con il sogno di cambiare la nostra vita, il mondo intero. Un gran casino di 13.338 donne, e l’immensa soddisfazione di riuscire a metterle tutte insieme, regalando un momento unico che va oltre la corsa e lo sport.

Ma cosa c’era alla quinta edizione della Cagliari SoloWomenRun? Ve lo dico io che ci sono stata, e ho visto e sentito cose che mi hanno scossa, commossa, divertita, emozionata.

C’era l’amore in tutte le sue sfaccettature, e l’amore si sa, di sfaccettature ne ha migliaia. 13.338 per la precisione. C’era la forma d’amore più pura e più nobile, quella per noi stesse, che ci ricorda ogni giorno l’immensità del nostro valore.

C’erano le parole e il sorriso dell’artista Adele Ceraudo, che è riuscita a trasformare la sua sofferenza in arte e ci ha mostrato come dal dolore possa nascere qualcosa di veramente bello, un’incredibile energia scaturita in anni di lotta contro un mostro che ha violato la sua infanzia.

C’era la forza di Sara Paschina, la campionessa in carica della challenge 2018, che a 500 metri dal traguardo e prima assoluta, proprio mentre stava assaporando di nuovo la vittoria, ha avuto un malore ed è svenuta. Soccorsa dall’ambulanza e rassicurata, ha voluto terminare la gara. Scortata prima dai medici e dagli infermieri e poi dal battito di mani e dal coro di tutte noi che la abbiamo incitata fino alla fine. Le donne sarde non mollano mai. Ma c’era anche l’amore di Giulia Innocenti, vincitrice della gara, che quando ha visto l’amica in quelle condizioni voleva fermarsi per stare con lei.

C’erano le associazioni tutte, che hanno riunito 8.000 donne e che hanno dato forma ai loro progetti. Quelle formate da più di 250 persone hanno potuto presentare un progetto Charity, che sarà valutato dalla commissione etica in base a quattro requisiti: impatto sul disagio familiare, coinvolgimento diretto delle donne, realizzabilità immediata e numero di partecipanti alla Cagliari SWR. Ogni realtà ha potuto anche effettuare una campagna di crowdfunding, raccogliendo le adesioni all’ evento nei mesi scorsi in modo autonomo. Nelle prossime settimane, tra tutti i progetti presentati dalle associazioni, il comitato valuterà i primi tre, che saranno premiati con un contributo, mirato a sostenere un’iniziativa di responsabilità sociale sul territorio.

C’era un’idea di Isa Amadi che è sbocciata all’improvviso e che negli anni è divenuto un bellissimo fiore, come la forma della medaglia. Complessivamente, dalla prima edizione, SoloWomenRun ha destinato quasi 100mila euro ad associazioni e progetti, tra crowdfunding e sostegno diretto alle idee presentate. Un sogno che si realizza ogni anno e che punta sempre più in alto, con l’ambizione, per 2020, di entrare nel Guinness dei Primati con la più numerosa corsa rosa organizzata in un’isola, battendo il record di Nagoya in Giappone, dove hanno partecipato 21.915 donne.

Possiamo farcela, possiamo sostenerci e fare tanto le une per le altre. Possiamo parlare e possiamo ridere. Possiamo ascoltarci. Possiamo darci forza quando le gambe tremano e possiamo capire o almeno provarci. Confrontarci. Abbracciarci. Possiamo imparare dai nostri errori, trovare le risposte alle domande, anche a quelle più difficili e dure. Possiamo essere libere. Possiamo credere in quell’amore: di madri, di amiche, di figlie, di donne. Insieme possiamo fare mille cose, possiamo anche vincere la violenza e la malattia, o guardarle in faccia con coraggio e dignità. Perché siamo quel gran casino che tutto può fare.
Ricordatevi marzo 2020, perché la sesta edizione di SoloWomenRun promette di essere ancora più memorabile.
Ci vediamo lì!