Intervista a Lorena Brusamento, la seconda italiana della storia che ha conquistato Sparta

Tutto ebbe inizio nel 490 a.C.

Erodoto racconta che Filippide fu mandato dagli ateniesi fino a Sparta, per chiedere aiuto e sostegno nella battaglia contro i persiani che entrarono nella baia di Maratona per conquistare la Grecia. Filippide era un emerodromo cioè un guerriero addestrato a correre anche oltre le 24 ore, usato come mezzo di comunicazione. Ebbene, in 3/4 giorni, corse per 500 km, da Atene  a Sparta e ritorno, poi affrontò con l’esercito ateniese i persiani (senza il supporto degli spartani) e quando corse i 42 km che separano Maratona da Atene per annunciare la vittoria, morì per la troppa fatica.

John Foden, ex ufficiale della RAF, studioso di storia greca antica e ultramaratoneta, fu affascinato da questa storia e nel 1982 provò a correre lungo lo stesso percorso di Filippide impiegando da Atene a Sparta poco più di 36 ore. Il racconto di Erodoto era veritiero. La distanza tra le due città greche si poteva affrontare in un giorno e mezzo.

Nel 1983, con 48 atleti provenienti da tutto il mondo nasce ufficialmente Spartathlon, la corsa che riporta in vita la storia attraverso il percorso del maratoneta Filippide.

Spartathlon è una gara di 246 km e 3.800 mt di dislivello da Atene a Sparta  da affrontare in un tempo massimo di 36 ore con 75 punti di controllo con cancello orario. Nessun aiuto psicologico come musica o telefono è consentito. Nessun accompagnatore. Già soltanto possedere i requisiti necessari per essere ammessi ad una competizione del genere è l’ambizione di ogni ultramaratoneta, figuriamoci riuscire a portarla a termine.

‘Ci sono tre grandi cose al mondo: gli oceani, le montagne e una persona motivata’ (Winston Churchill)

Vi presento Lorena, 42 anni, padovana di nascita e milanese di adozione. Personal Coach del Benessere e istruttrice di Atletica,
sportiva da sempre ha giocato a pallavolo per anni e contemporaneamente ha corso per sfogarsi e per “mantenersi in forma”.
Ora corre con altre persone perché loro vogliono mantenersi in forma, nuota per rilassarsi e gira in bici tutto il giorno. E’ innamorata della vita, dei wafer al cioccolato e dell’uomo dei sogni. Tutto normale insomma.

Non fosse che a fine Settembre, come una vera guerriera greca, con volontà di ferro e nervi d’acciaio, ha corso ininterrottamente lungo quella strada da Atene a Sparta nel tempo di 34h52’51”, superando brillantemente tutti i 75 cancelli. E la cosa più sensazionale, è che lo ha fatto con un’umiltà rara da trovare oggi. In un mondo dove con i Social le persone esibiscono di tutto, lei non ha scritto e detto nulla in merito. Ha ‘soltanto’ corso coronando uno dei suoi più grandi sogni. Poi un paio di giorni dopo si è presentata all’allenamento come se nulla fosse ma rispondendo alle domande dei suoi allievi ancora con le lacrime agli occhi e trasmettendo un po’ di quell’emozione a tutti noi che la ascoltavamo increduli e altrettanto emozionati.

Da qui l’idea di intervistarla per condividere l’impresa della seconda italiana ad arrivare a Sparta nella storia di questa corsa. L’unica altra italiana si chiama AnneMarie Gross e nel 2008 l’ha conclusa in 33h31’04”. Quest’anno le italiane in gara erano cinque, quattro delle quali si sono ritirate. L’unica ad arrivare è stata Lorena.

Come si gestisce una gara di 246 km con 75 check point e altrettanti cancelli orari?

“Spartathlon per me non è stata una ‘gara’ ma è stato un viaggio, lungo, impegnativo, difficile e per questo ancora più bello e affascinante di tanti altri viaggi/gare. Le difficoltà date da un percorso sempre diverso, dalle condizioni di temperatura e meteo variabili, dai km da percorrere e dal dislivello da superare sono rese ancora più dure dalla presenza di questi ‘cancelli orari’ che sembrano essere lì per segnare il destino del viaggiatore. Per me è stato fondamentale vivere ogni km passo dopo passo pensando a quanto è bello correre e a quanto la corsa riesca sempre a regalarmi fantastiche esperienze, con un occhio all’orologio e ai cancelli orari ma senza farmi prendere dall’ansia. Consapevole che l’ansia toglie lucidità, non ti fa sentire le sensazioni che il tuo corpo ti da e non ti fa godere di ciò che ti circonda.”

La natura del percorso, che risulta alla fine essere molto muscolare, con diversi sali scendi ed una parte di puro trail di montagna dopo 160 km, rendono questa prova di Ultramaratona unica nel suo genere?

“Credo proprio che sia così. Io non ho un grande esperienza nel mondo delle Ultra, ma da quello che conosco ed ho sentito raccontare, penso che questa sia la Regina delle Ultramaratone.”

Come si gestisce dal punto di vista nutrizionale una prova del genere? Quali sono state le tue scelte?

“Ogni atleta impara con l’esperienza e con gli errori fatti, a gestire la gara dal punto di vista nutrizionale. In genere gli alimenti solidi tendono ad appesantire lo stomaco che in momenti di elevato sforzo fisico, non riesce a digerire come farebbe normalmente. Io prediligo una linea di integratori e sostituti del pasto liquidi, che sono rapidamente digeribili, non creano alcun affaticamento o pesantezza e riescono a dare la giusta copertura energetica oltre che preservare muscoli e quant’altro. Ho ‘mangiato’ liquidi che i miei supporter prontamente mi preparavano come avevo indicato, inserendo qualcosa di solido (biscottini al cioccolato, qualche pezzo di pane, qualche pezzo di mela) quando ne sentivo la necessità e quando avevo voglia di masticare (è successo dopo le 28/30 ore di corsa)”

Dal punto di vista emotivo, oltre l’arrivo che ovviamente è il culmine, quali altri momenti particolari della gara ti hanno lasciato un ricordo particolare? Il passaggio a Corinto? La notte in montagna sotto la pioggia? Oppure?

“In un percorso come quello di Spartathlon sono numerosi i momenti di intensità emotiva, per varie ragioni. La partenza sotto l’Acropoli, il passaggio lungo la tangenziale, i bambini delle scuole in fila a dare il ‘five’, la corsa lungo la costa con il mare che brilla, sicuramente il passaggio sotto l’Istmo, il centesimo chilometro spettacolare, la corsa notturna dopo il campo enorme di Nemea, correre nel buio sotto il diluvio, il cartello con l’indicazione ‘Sparta’. Io ho un ricordo che rimarrà indelebile di alcuni specifici momenti: La partenza con il cuore che batteva a mille, la pipì in riva al mare spettacolare, Corinto, ma non per passaggio sull’Istmo, bensì per gli occhi e il viso di Elena…e ‘vinco io’, il profumo di mosto e fichi nella campagna di notte, il 130esimo chilometro per un motivo personale, il check del 147esimo chilometro, quello del ritiro dello scorso anno, il check 72 dove ho sentito tutta la fatica e il mio corpo ‘vuoto’, il viale dell’arrivo… e Re Leonida che ha raccolto le mie lacrime ed un mio pensiero per una persona speciale”.

I compagni di viaggio, che su una gara così lunga si sono alternati al tuo fianco, che ruolo hanno avuto? Spaventano i momenti di solitudine, specialmente la notte?

“No, non mi spaventa e non mi ha spaventato la solitudine né di giorno né di notte. Mi piace correre in solitudine, nel silenzio e sentire ogni cosa, ogni sensazione. E’ stato bello condividere tratti più o meno lunghi con altri pazzi come me e certamente avere qualcuno con cui confrontarsi o sparare qualche cazzata fa passare il tempo ed i km più velocemente!”

Essere tra le partecipanti italiane meno accreditata è stato uno stimolo o una preoccupazione? Oppure non hai pensato assolutamente a questo?

“Non è stato assolutamente un mio pensiero. Non conoscevo le altre italiane se non per nome e a parte Sonia di cui avevo sentito parlare, non sapevo assolutamente nulla riguardo alle loro ‘performance’.”

Da dove viene secondo te questa tua forza interiore che ti fa andare oltre i limiti?

“Non lo so…bisognerebbe chiederlo ai miei genitori! Scherzi a parte, credo sia una mia caratteristica quella di alzare sempre l’asticella un po’ più in alto, di provarci sempre. Riesco a concentrarmi sull’obbiettivo e ad avere un buon controllo sul mio corpo, lo ascolto e lui mi segue.”

Prima di questa competizione avevi già affrontato altre Ultramaratone?

“Se togliamo il tentativo di Spartathlon dello scorso anno, l’unica Ultra che ho fatto è il Passatore, negli ultimi tre anni.”

Da cosa nasce questo bisogno di affrontare una prova del genere, di forza fisica e mentale?

“Nasce dalla voglia di correre in primis e poi dalla voglia di spingermi sempre oltre, di vivere nuove esperienze e forse anche dalla voglia di dimostrare che tutto si può fare perché i limiti esistono solo nella nostra mente.”

Sei riuscita a superare una delle imprese più ardue per un ultra runner. e ora che hai dimostrato a te stessa che ce l’hai fatta, pensi di essere soddisfatta o di andare avanti affrontando imprese ancora più ardue? (mi viene in mente il Tor des Géants)

“Un sogno realizzato alimenta altri sogni.”

Ti senti cambiata dopo questa incredibile esperienza? E se si in cosa?

“Ogni volta che sono riuscita ad andare ‘oltre’, a superare me stessa, dai 10 km alla mezza, alla Maratona, al Passatore, mi sono sentita più forte. Ma Spartathlon è un’esperienza che ti segna nel profondo, che ti fa scavare nel profondo fino a trovare risorse nascoste dentro di te, che ti mette in contatto con una te stessa di cui non conoscevi l’esistenza. C’è una frase che mi piace e che è ferma della mia mente, dal tocco del piede di Re Leonida: ‘I limiti esistono solo nell’anima di chi è a corto di sogni’. Se vuoi…puoi”

 

Ringrazio un altro super coach, Alessandro Arboletto, che avendo accompagnato e sostenuto Lorena in questa esperienza e avendo vissuto da vicino l’impresa, mi ha indirizzato correttamente per alcune domande di questa intervista.

 

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Il rituale del tocco del piede della statua di Re Leonida, all'arrivo.
Il rituale del tocco del piede della statua di Re Leonida, all’arrivo.