Mezza maratona dell’Alpe di Siusi. Come prepararla in un mese

In questo articolo:

Tra poco meno di un mese si correrà una delle half marathon più spettacolari d’Italia, la mezza maratona dell’Alpe di Siusi, una corsa in quota a circa 1800 m di altitudine. La competizione è giunta alla sesta edizione e, come come da tradizione, si svolgerà la prima domenica di luglio, con 700 partecipanti al via, non uno di più perché questo è il limite massimo di pettorali disponibili e tutti dovranno misurarsi sulla distanza di 21 chilometri, con un dislivello altimetrico di 600 metri, tutto questo al cospetto del maestoso Sciliar. La location è sempre stata considerata un luogo paradisiaco da chi ama la montagna, ma è considerato tale anche dai podisti, soprattutto da quando è divenuta meta dei top runner keniani che hanno ritrovato, in questo bellissimo altipiano posto a 2000 m di altitudine, un luogo ideale per riprodurre gli effetti allenanti delle terre da cui provengono (…e ritrovare il fresco nei giorni torridi estivi).

Il passaggio di questi top runner sui vari tracciati ha lasciato un segno profondo sull’altipiano, tanto che molti sentieri hanno preso i loro nomi, come quello dedicato a Paul Tergat. Non è quindi solo la quota che rende unico il territorio di Seiser Alm, bensì la costruzione di una rete di percorsi che vanno a formare il Running Park Alpe di Siusi: 27 tracciati circolari, di diverse lunghezze e difficoltà, posti a un’altitudine compresa tra i 900 e i 2.300 metri, per un totale di 230 chilometri, tutti da correre. L’Alpe di Siusi è quindi il luogo ideale in cui allenarsi e mettersi alla prova.

E noi di Run and the City potevamo forse non farci prendere dall’entusiasmo e dal clima fresco? La gara è impegnativa, soprattutto per chi è abituato a correre in pianura, non tanto per il dislivello, che comunque si fa sentire, ma per la quota altimetrica nella quale la gara si svolge, tutta sopra i 1800 m, con gli effetti di rarefazione dell’ossigeno che tutti conosciamo.

Fare metafora o essere prosaici ?

Semplifichiamo un concetto:
Solitamente quando creiamo un programma d’allenamento, la classica tabella, andiamo a fare delle grandi “metafore”, cioè cerchiamo degli adattamenti fisiologici facendo fare delle esercitazioni che sono metafora di quello che poi incontreremo in gara.
Nessuno in gara farà i 12 volte i 400mt con un minuto e mezzo di recupero o fara 20 volte 100 m di salita con recupero camminando in discesa.
Facciamo questi esercizi poiché ci porteranno a essere pronti fisicamente per l’impegno che andremo ad affrontare.
Questo è sicuramente il metodo più giusto da usare, ma, per essere efficiente ed efficace, la preparazione ha bisogno di tempo per fissare tutti gli adattamenti fisologici indotti da queste continue “metafore”.
Nel caso della Mezza di Siusi, avendo un mese di tempo per prepararla ed essendo abbastanza indietro da questo punto di vista, cosa facciamo? Ci arrendiamo..? Non sia mai. Da studenti ci capitava, se non avevamo tempo per assimilare i concetti, di affidarci alla memoria. Proprio così, buttavamo giù la paginetta e la imparavamo così com’era, magari non era il massimo, ma spesso ci garantiva la sufficienza…
Quindi con Cristina stiamo perseguendo questa strada. Troppo lungo cercare di essere pronti tramite metafora, perciò stiamo andando a memoria.
Conoscendo bene il percorso l’ho suddiviso in varie parti, cercando di riprodurlo per quanto possibile nella padana Milano, tra la montagnetta di San Siro, il parco del Portello ed anche qualche sforamento al nuovo quartiere del City Life.
Stiamo imparando un pezzetto alla volta ad affrontare fisicamente, ma soprattutto mentalmente, le difficoltà che andremo ad incontrare, poi uniamo i tratti per costruire per intero questa paginetta a memoria, che proveremo a ripetere il 1 luglio al nostro professore, che poi sarà l’immensa bellezza dell’altipiano di Siusi.

L’adattamento alla quota

Quella speciale condizione di corsa non possiamo proprio riprodurla qui a Milano, ma il caldo umido padano non è da meno, anch’esso ci pone in condizioni fisiologiche di respirazione e scambio termico altamente svantaggiose.
Speriamo poi nel fresco dei 2000m del “Compatsch” per far sì che alcune delle difficoltà dovute all’altitudine vengano mitigate.

Insomma nella filosofica scelta tra metafora o prosa, ha vinto la seconda.

Ma mi raccomando…Non prendete l’abitudine di studiare a memoria, soprattutto sappiate che il vantaggio è breve e gli effetti del non aver capito il concetto presto vi si ritorceranno contro nei prossimi compiti in classe!
#restiamoumili
Vamos a conquistar el alp!

Iscrizione qui

Alessandro Arboletto