Nike ZoomX Vaporfly, don’t stop the future

FILE PHOTO: Kenya's Eliud Kipchoge, the marathon world record holder, crosses the finish line during his attempt to run a marathon in under two hours in Vienna, Austria, October 12, 2019. REUTERS/Lisi Niesner/File Photo - RC29HE9WE91L
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La IAAF ha messo sotto inchiesta le scarpe che hanno consentito lo scorso anno, in sole 24 ore, di disintegrare il muro delle due ore in maratona e siglare il record femminile nella stessa distanza alla Chicago Marathon.

Dando un rapido sguardo ai risultati delle più blasonate gare è facile notare che buona parte delle prime posizioni è stata raggiunta da chi calzava le celebri Nike ZoomX Vaporfly, non solo nel settore podistico ma anche nella triplice.

Così pian piano, forse anche a causa di un marketing che volutamente promuoveva una super scarpa, le male lingue hanno iniziato a parlare di doping meccanico. Ora finalmente abbiamo una nuova inchiesta da aprire e del sano pettegolezzo da fare.

In realtà personalmente nei risultati non ci vedo nulla di così strano, il team Nike vanta tra le sue fila i nomi più importanti dell’atletica internazionale, nomi che erano soliti mettere dietro tutti, anche prima della super scarpa.

Inoltre anche dal punto di vista dell’evoluzione tecnica mi sembra una cosa del tutto normale, tutti noi andiamo a scegliere una scarpa che ci ammortizzi meglio, che sia più reattiva, che sia più stabile, in sintesi, che ci faccia correre più forte.

Lo sport è sempre stato legato all’evoluzione tecnologica e scientifica, di fatto tutti noi chiediamo un aiutino all’integrazione, all’abbigliamento alla compressione, alle scarpe…tutti cerchiamo un piccolo escamotage che ci dia l’illusione di andare più forte.

Basta fare una semplice analisi tra gli amatori per capire quanti spendono per fare dei corsi di tecnica o di miglioramento in palestra e quanti investono in ogni tipo di supporto alimentare e meccanico.

Ma questo non è assolutamente un comportamento da demonizzare, anzi, il fatto che le case riescano sempre a spingere il progresso tecnologico e che questo cada a beneficio di consumatori ricettivi è sicuramente una nota molto positiva per lo sport.

D’altra parte uno strumento che è in grado di migliorare le performance, sicuramente aiuta il grande campione a siglare record, ma soprattutto incentiva e aiuta chi ama lo sport o ci si vuole avvicinare, a raggiungere più facilmente i suoi obiettivi o a incominciare ad avere uno stile di vita più attivo.

Non so se tale inchiesta da parte della IAAF sia partita in realtà perché si vocifera che Nike voglia presentare a Tokio una chiodata con una tecnologia simile e di conseguenza lanciare l’assalto a tanti record.

D’altra parte è inutile demonizzare l’evoluzione tecnologica, il nuoto ha fatto scuola, è vero che l’era dei costumoni ha regalato tempi importanti, ma è altrettanto vero che quella tecnologia poi è stata tradotta nei costumi “tradizionali” e comunque ha portato gli atleti ha fare record importanti.

Se la casa americana è riuscita a sviluppare un prodotto così performante meriterebbe solo un plauso da parte di tutti e dovrebbe essere da stimolo per tutti i reparti di ricerca e sviluppo delle altre case, la competizione non deve dividere ma spronare un sistema a migliorarsi.

Io non so se queste scarpe siano veramente così prestative, non avendole mai testate non posso dare un opinione diretta, quello che so è che per far girare una scarpa ci vogliono le gambe e senza quelle la scarpa (per quanto evoluta) resta ferma.

Quindi finché l’evoluzione scientifica migliora la prestazione degli atleti, nel rispetto della salute, ben venga. La tecnologia avanza e con essa l’approccio dell’uomo al mondo che lo circonda, inutile porre limitazioni oscurantiste, bisognerebbe invece accogliere ogni evoluzione prenderne i benefici e guardare sempre con curiosità al futuro e a quello che verrà.

Sergio Viganò (Stravamore)