Come preparare una maratona senza fare una maratona

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Spesso mi chiedono perché io non abbia mai corso una maratona. La risposta ufficiale: la preparazione è troppo impegnativa, 42 km da correre sono troppo lunghi e mi sciuperebbero, correre per quattro ore (nella più ottimistica delle ipotesi) è un tempo infinito e siccome non sono Eilud Kipchoge che se la sbriga in poco più di due ore, per ora la maratona la vedo più come uno strazio rispetto al “viaggio bellissimo” di cui tutti parlano. Ma, c’è un ma. Esiste il cosiddetto karma che torna sempre puntuale e il mio, in questi ultimi mesi, si chiama Manuela.

#RunToNYC è il concorso dedicato alle donne indetto mesi fa da Diadora, che ha messo in palio la preparazione e il viaggio per la tanto ambita Maratona di New York. Venti ragazze tra le migliaia di partecipanti si sono aggiudicate un sogno. Con loro voleranno verso la Grande Mela e correranno quei 42 km, anche 5 giornaliste scelte per raccontare l’iniziativa. Manuela Barbieri, mia carissima amica e collega è tra le giornaliste ingaggiate, e da qualche mese a questa parte, insieme alle altre partecipanti, sta affrontando la preparazione. Allenatore d’eccezione il grande campione Gelindo Bordin. E fino a qui sembra tutto meraviglioso.

Manuela gestisce e porta avanti (insieme a Massimo Pileri) il progetto Women in Run, un gruppo di corsa voluto e fondato da Jennifer Isella, recentemente diventato anche associazione sportiva, nato con l’intento di riunire e accompagnare le donne per evitare che si allenino da sole, prevenendo la violenza di genere. Sono anni ormai che le Women in Run seguono nei loro allenamenti settimanali centinaia di donne in tutta Italia, preparandole anche a gare importanti. E ancora, fino a qui sembra tutto meraviglioso.

Però quando la tua amica, che è anche colei che si è sempre impegnata a fondo per non lasciare correre da sola nessuna donna, deve affrontare un lungo di 20 km a temperature tropicali proibitive e nessuno si sogna di accompagnarla, tu cosa fai? Non la segui? La motivazione per correre tutto quel tempo a una temperatura di 36° e un’umidità che te ne fa percepire il doppio, lungo l’asfalto privo d’ombra del Naviglio Grande, ce l’ha solo lei che  giustamente vuole prepararsi al meglio, ma io? Io mi adeguo come posso seguendola anche in bici a volte, con rifornimento d’acqua e spruzzino rinfrescante (quello che uso per le piante, per intenderci). Perché quello che doveva essere un sostegno temporaneo alla fine è diventato un allenamento costante anche per me, in cui si passa da una corsa di 3 km a un lungo di 23 km così, come nulla fosse. Si passa da 8 km leggeri a infinite ripetute da 1.000. Si alternano settimane “leggere” a settimane più “toste” e io, tra i miei allenamenti e i suoi, sto andando avanti a correre senza nessun tipo di criterio. Quando consultiamo la tabella spesso mi acciglio e mi lamento: “Non è possibile un lungo così lungo già mesi prima della maratona, e quando mancherà un mese quanti km dovrai fare, 60?”. Ma la tabella è quella del Grande Guru Gelindo e non si discute. Si segue e basta.

Se la preparazione di una maratona in qualsiasi mese dell’anno richiede anche un’attenzione particolare all’alimentazione, nei mesi di luglio e agosto la faccenda diventa più complicata, perché deve subentrare anche un’idratazione più accurata e consapevole. Bere tanta acqua non vuol dire solo eliminare tossine e prevenire o combattere la ritenzione idrica. Una buona idratazione influisce positivamente sul rendimento dei muscoli e quindi sulla performance di un atleta. Quando con le temperature elevate, ma anche in generale nel resto dell’anno, non si beve a sufficienza, l’insorgere di crampi (un atleta disidratato ha il sangue più denso e quindi la circolazione rallentata), stanchezza e anche colpi di calore può rovinare l’allenamento e addirittura la giornata. L’errore che si fa spesso è aspettare di avvertire la sensazione della sete prima di reidratarsi. Se per un soggetto sedentario il fabbisogno giornaliero di liquidi è di due litri, per un’atleta la quantità è più elevata, ma è soggettiva e variabile in base a molti fattori come l’intensità dello sforzo da affrontare, il clima ecc. Durante i lunghi tragitti, sarebbe meglio scegliere un percorso in cui siano presenti delle fontanelle e poi, sia prima che dopo rifornirsi con le bottigliette d’acqua, che nel mio caso è sempre Uliveto per due motivi: l’acqua favorisce le reazioni metaboliche e  interviene nei processi digestivi, nella regolazione della pressione osmotica, nel trasporto delle sostanze nutritive e nel mantenimento della temperatura corporea: Uliveto, grazie alla sua composizione di preziosi minerali aiuta a digerire meglio, grazie anche alla sua naturale microeffervescenza. Inoltre la sua composizione di minerali la caratterizza a livello organolettico e gustativo, cioè è buona!

Perciò mi raccomando, acqua sempre a portata anche quando non vi state allenando, perché in ogni caso se vi idratate bene anche nei giorni di riposo, state già preparando i vostri muscoli e il vostro fisico alle prossime fatiche.

 

Buzzoole