Qualcosa per cui correre

Succede che a un certo punto della propria vita si cerchi una svolta. Un atto di coraggio che ci porti a scoprire la vera essenza di noi. Perché solo la profonda conoscenza di ciò che siamo ci può portare lontano da un modo di essere che non ci soddisfa.

Edith, 47 anni e trainer di trampolino elastico, come tanti di noi, si è riscoperta attraverso la corsa. Ma al contrario di molti, questa disciplina non è stata per lei un appiglio di salvezza per scappare da una situazione, da una delusione. Anzi, proprio l’amore di suo marito l’ha spinta a trovare il piacere di correre, attraverso la volontà, l’impegno costante e il desiderio.

Il libro introspettivo di Edith Besozzi, è la storia di una donna che, attraverso la scrittura e la corsa, è riuscita a liberare la propria mente dai limiti e dalle insicurezze.

Il desiderio di diventare a ogni allenamento più forte mentalmente e fisicamente, di superare la paura, perché correre è una disciplina che si conquista lentamente, giorno dopo giorno con la consapevolezza e il sacrificio. Un gesto tanto primordiale quanto importante per costruire un nuovo approccio mentale alla vita.

Uscire a correre non è sempre facile, è una lotta continua con quella parte di Edith che vuole fermarsi, accontentarsi, che si limita, che ha paura. Che ha paura di essere felice completamente, ha paura di farcela ancora una volta. Ma si tratta di scegliere di essere “la parte migliore se stessa”, e quindi di uscire da questa lotta ogni volta vincitrice, insegnando al proprio corpo, passo dopo passo, l’arte della fatica.

Questa battaglia quotidiana con le proprie insicurezze Edith la vince con un sogno: partecipare alla maratona di Tel Aviv. Partendo dalla bellissima maratonina dei Dogi, passando da qualche gara di trail running e da una preparazione atletica che ogni volta lascia sulla strada blocchi emotivi, e pregiudizi, rafforzando la fiducia e la convinzione di poterci riuscire. Affinché l’impegno al raggiungimento di questo obiettivo non sia visto come sacrificio, ma come spinta a fare sempre meglio.

Ecco che la corsa diventa il mezzo per salvarsi, attraverso un cambiamento senza fermarsi mai, “ma concentrandosi sull’istante in cui esso avviene, solo allora è possibile incontrare la vita.”

Scoprire che la corsa è la salvezza e che permette di affrontare il mondo con rinnovata sicurezza, correre per 42,195 km facendo fatica, ridendo, piangendo, semplicemente vivendo: “l’amore grande che sento nel vivere: questo è qualcosa per cui correre.”

Non a caso la fine di questo libro non è altro che l’inizio di una bellissima storia tra Edith e la corsa.

Com’è continuata la tua storia con la corsa dopo la maratona di Tel Aviv?

Nel frattempo mi sono trasferita in Veneto, e nel 2018 ho partecipato al progetto “Correre al femminile” di Correre, che portava tre donne a correre una maratona. Sono stata allenata da Julia Jones e ho partecipato alla maratona di Ravenna. Per me è stata un’esperienza nuova, quella dovermi confrontare con altre persone. Io non sono una persona da gara, sono molto cerebrale e devo avere la motivazione giusta per diventare determinata, e quindi per affrontare la fatica. Ma Julia mi ha fatto scoprire l’esigenza di confrontarmi con un aspetto tecnico che prima non consideravo.

Com’è andata la tua seconda maratona?

E andata molto bene, ho abbassato il mio tempo di ben 1 h e 10″ avendo così anche il tempo di qualificazione per partecipare alla maratona di Boston.  Aspetto che si qualifichi anche mio marito per correrla insieme a lui.

Tornerai a Tel Aviv?

Tornerò insieme a mio marito a correre la maratona nel 2021. Nel frattempo sto preparando una mezza maratona per aprile e poi farò soltanto gare di trail running.

Qual è l’aspetto peggiore della corsa?

L’aspetto peggiore della corsa è la paura, nel senso che non mi piace avere paura andare a correre da sola in alcuni contesti. Una paura che non si può controllare perché non dipende da te.

Qual è invece l’aspetto migliore?

L’aspetto migliore è che attraverso la corsa scopro sempre un aspetto nuovo di me che non conoscevo.

Il libro è disponibile a questo link