Red Bull 400: testa, muscoli e cuore in una sola gara

Antonella Confortola competes at the Red Bull 400 in Predazzo, Italy, on July 1, 2017 // Federico Modica/Red Bull Content Pool // P-20170701-01709 // Usage for editorial use only // Please go to www.redbullcontentpool.com for further information. //
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Sabato 1 luglio si è svolta in Val di Fiemme la prima edizione italiana di Red Bull 400, la gara che ha visto oltre 400 atleti sfidarsi per conquistare nel minor tempo possibile la cima del trampolino di salto con gli sci dello Stadio G. Dal Ben di Predazzo (Trento). Il faticoso percorso di soli 400 metri, ma con una pendenza del 78% ha messo a dura prova muscoli e fiato dei partecipanti, suddivisi in tre categorie: individuale uomini, individuale donne e staffette.

Marco alla partenza

Il racconto di Marco

Marco c’era, in rappresentanza delle Women in Run (Marco è il coach delle WIR di Roma) e mi ha regalato un bel racconto di questa incredibile esperienza:

La RedBull400 non é una gara come le altre ma lo capisci davvero solo il giorno dello start. Nei giorni precedenti, infatti, sei convinto di partecipare a una vertical un po’ particolare e ti prepari per quello, allenando l’esplosività delle gambe e la resistenza, con l’obiettivo di arrivare in cima in un tempo accettabile e senza pagare troppo il conto nei giorni successivi. Avevo letto qualcosa, avevo visto i video ma non è come vivere dal vivo quel trampolino. Eh si perché ti accorgi di cosa sia davvero la RedBull400 solo quando arrivi davanti allo stadio del salto di Predazzo.

La mattina di sabato arrivo da Moena con la macchina e, sulla strada verso Predazzo, a un certo punto vedo il trampolino. Enorme, maestoso. A quel punto mi sono chiesto chi me l’avesse fatto fare e ho cominciato ad avere mille dubbi sulle mie reali capacità di arrivare su in cima. Perché dalla base il trampolino sale subito ripidissimo e dopo uno scollinamento a metà percorso risale stretto e ripido fino in cima. Fa paura. Dopo le formalità per il ritiro del pettorale vado allora a vedere da vicino il percorso, controllo il terreno e cambio le scarpe scegliendo di usare un grip importante per evitare di scivolare con una pendenza così forte. Controllo le batterie di partenza e vedo che partirò alla fine, così da poter guardare un po’ gli altri e magari “rubare” qualche trucco.

In realtà l’attesa serve solo a far salire la tensione che si scioglie quando entro nella start line. A quel punto devi concentrarti e guardare il trampolino negli occhi, come foste solo tu e lui. Controllo il respiro aspettando solo lo sparo che quando arriva, scioglie tutto e mette in moto gambe, cuore e polmoni. I primi 100mt sono di scatto, poi si comincia a salire, faccio i primi metri di salita in piedi e correndo fino a quando sono costretto a piegarmi per la pendenza, cominciando a salire carponi, aiutandomi con le mani e spingendo con i polpacci. In quel tratto i metri non passano mai e allora cerco di guardare soltanto a terra e i concorrenti dietro di me, non guardo sopra per evitare di mollare con la testa. Finalmente arrivo allo scollinamento di metà percorso e penso di trovare un tratto pianeggiante per riprendermi. Invece no, sotto l’arco RedBull bisogna scalare una rampa in legno che mi taglia le gambe prima dell’arrampicata finale sul tratto più ripido del trampolino. Mi volto e vedo che ho ancora diverse persone dietro di me. Bene, non sono ultimo e posso gestirmi un po’! Inizio la rampa finale già piegato, spingo con quadricipiti, flessori, polpacci e braccia aiutandomi sul corrimano. Qui sento il fiato venire meno e il cuore batte così forte che la testa mi scoppia. Mancano pochi metri ma le gambe sono un fuoco e cerco di abbassare la frequenza controllando la respirazione.

Non é facile ma in parte ci riesco trovando le energie per gli ultimi 13 metri. Mi trascino letteralmente oltre la linea di arrivo e solo allora mi rimetto in piedi con le gambe, che a malapena mi tengono e il cuore ancora nella gola. Però lì mi giro e guardo da dove sono arrivato, guardo giù la valle e ancora quel trampolino che stavolta posso osservare da una posizione di forza. Mi sento un Re, sarà l’adrenalina o la testa che ancora deve riprendersi dallo sforzo ma la sensazione é bellissima. È un’altra prova superata, un’altra sfida con me stesso che ho vinto. Anche stavolta il limite sono riuscito a spostarlo più in là con l’allenamento ma anche con quella testa che difficilmente mi abbandona! Non resta che scendere…un’impresa, visto che le gambe praticamente non si muovono. Così faccio le scale pianissimo e arrivo finalmente alla seggiovia che mi riporterà giù.

Da solo e sospeso, stacco veramente e comincio a rilassarmi sciogliendo anche le mascelle che fino ad ora avevo avuto doloranti per la tensione. Una discesa fantastica che faccio guardando le montagne che ho davanti e godendomi ogni colore e profumo. Alla fine questa gara sono tante gare in una, fin dal percorso che cambia più volte e stimola muscoli sempre diversi. Una gara bellissima, di quelle che poi mi porto dentro al ritorno e di quelle che ti fanno innamorare delle sensazioni che hai provato e che vorresti subito riprovare. Solo le gambe sono lì che ti consigliano di aspettare qualche giorno!

Marco Abatecola

Marco con Manuela Barbieri di Women in Run

 

ph credit Federico Modica

I vincitori

A far registrare il miglior risultato assoluto è stato lo sloveno Matjaz Miklosa con un tempo di 03:41.26, seguito sul podio della categoria uomini dallo slovacco Tomáš Čelko (03:55.46), già vincitore nelle edizioni di Bischofshofen (Austria) e Harrachov (Repubblica Ceca) nel 2016. Terzo classificato l’atleta Red Bull Alessandro Pittin (03:58.33), campione della Nazionale Italiana di Combinata Nordica con 15 podi in Coppa del Mondo, bronzo olimpico a Vancouver 2010 e argento Mondiale a Falun 2015. Nella prova individuale donne è stata l’australiana Margaret Reeves (05:03.80) ad aggiudicarsi la vittoria, alle sue spalle la fondista italiana e medaglia olimpica Antonella Confortola (05.08.18) e la runner valdostana Roberta Jacquin (05:16.82).
Vincitori nella staffetta a quattro Braito, Mariani, Delvai e Ticcò, con un tempo di 02:24.65.

ph credit Federico Modica
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ph credit Lapo Quagli