Roma Ostia 2017: terza settimana di preparazione

Ben ritrovati. I battistrada fumano, i tendini sono doloranti: è finita anche la terza settimana di preparazione alla Roma Ostia 2017. Martedì non ho corso, ero stanca. Ogni tanto ho dei momenti in cui ho bisogno di fare una breve pausa dagli allenamenti, probabilmente è anche questo un modo per recuperare energie. Capita anche a voi? Mi ero ripromessa di correre quei 40 minuti di tabella la mattina del mercoledì, dopo aver accompagnato mia figlia a scuola e prima di entrare in ufficio. Ma sono tornata a casa, mi sono preparata un caffè e ho letto una rivista in attesa che la caffeina facesse effetto, e addio corsa.

Iniziamo con il consiglio del Coach Alessandro Arboletto

“L’allenamento collinare deve essere sempre presente nei programmi di preparazione, con il collinare puoi sviluppare la forza specifica e migliorare la tecnica di corsa. Ti prepara alle condizioni che molto facilmente incontrerai durante una gara.
Ti aiuta a recuperare più velocemente dopo sforzi intensi”.

Giovedì ad aspettarmi in pista c’erano loro: 5×800. Quanto è bella la pista, soprattutto di sera quando è illuminata dalle luci. Le ripetute da 800 non sono brevi, ma neanche così lunghe da non vedere la luce in fondo al tunnel. Sono riuscita a mantenere il mio ritmo previsto e sono soddisfatta. All’allenamento del sabato non ero presente, ma il Coach ha lasciato una piccola descrizione del lavoro fatto:

Il gruppo #RoadtoRomaOstia2017 si è ritrovato sabato mattina nella foschia della montagnetta di San Siro per un allenamento particolare, abbastanza impegnativo, che ha reclutato sia la parte muscolare che quella cardiovascolare.
Il sorriso… (anche se potrebbe sembrare una paresi dovuta al freddo) non manca mai, così tutti gli allenamenti, anche i più faticosi, diventano dei momenti di condivisione e di amicizia.
Questa volta abbiamo “pigiato” forte, e dopo una piccola corsetta riscaldante e qualche esercizio di tecnica ci siamo trasferiti al parco del Portello, ribattezzato da noi al “gira gira”..!! Qui siamo partiti con degli esercizi in PHA (Peripheral Heart Action), che consiste nello stimolare alternativamente e in sequenza rapida (Circuit training) gruppi muscolari il più possibile distanti tra di loro, nel nostro caso ci siamo avvalsi di una bella scalinata per alternare spinte sulle braccia a rapidi salti sui gradini, oppure ad esempio esercizi per i tricipidi o spalle alternati a corsa e corsa balzata sempre sui gradini.
Dopo una quindicina di minuti di questo trattamento si è partiti con un Fartlek Triangolare (che consiste nell’alternare velocità e passo su un percorso fortemente collinare ma con un tratto piano consistente) sui 6 Km.
Il Fartlek triangolare si è svolto su un percorso di 2km da ripetere 3 volte e comprendente 500mt di salita di media pendenza, e due rampe di circa 50 e 100mt con pendenze più decise.
Alla fine stretching e consueto terzo tempo con caffè e buona chiacchierata al Palabadminton

Domenica il ritrovo era al centro di ‘A che punto sei’, per il consueto riscaldamento a cui è seguita l’uscita di gruppo sul Naviglio Grande, 16 infiniti chilometri tutti dritti. Nei lunghi della domenica ognuno ha i suoi demoni da combattere. Sono quelli che vogliono fermarti, il dolore improvviso alla gamba, il fiato che non si spezza e mille altri motivi che allungano la strada e non ti fanno vedere la fine. Solo negli ultimi chilometri scopri che è tutto un imbroglio della tua testa, tanto manca poco e ce la fai sempre.

Runner of the week per questa terza settimana è la “lady del running” (cit.), determinata, ambiziosa, ma anche sempre dolce e sorridente. Nel gruppo è partita in sordina e poi è diventata fortissima: Loredana Mascheroni. Originaria del Varesotto, di un piccolo paese che si chiama Cairate lungo il fiume Olona, ma adottiva milanese dai tempi dell’università, ha studiato lingue letterature straniere moderne in statale. Lavora alla redazione di Domus da vent’anni occupandosi di design e di architettura. E’ sempre stata sportiva, ha corso campestri da adolescente e nuotato molto, ma negli ultimi 10-15 anni ha praticato più che altro solo yoga. E’ mamma di una adolescente, e questo, dice lei, è un secondo lavoro. Adora viaggiare e scoprire posti nuovi, stare sempre in movimento, non ama le vacanze stanziali. Se va al mare passa le giornate tra nuoto e passeggiate di esplorazioni lungo la costa, insofferente al telo da spiaggia. Ne sa qualcosa la figlia adolescente che negli ultimi quattro anni trascina con sè nelle vacanze che organizza giorno per giorno, seguendo solo un programma di massima e andando la ricerca dei posti più tipici, per scoprire città e territori ma anche per mangiare buon cibo e bere del buon vino. Non dice mai di no a un cinema e a una bella mostra d’arte. Ci parla come è diventata una podista e degli ottimi risultati raggiunti in poco tempo:

Che cosa è per te la corsa?

È una valvola di sfogo che mi aiuta a stare bene, con il corpo e con la testa. Un bisogno, probabilmente anche una via di fuga. Qualsiasi cosa stia facendo, a un certo punto “devo andare”. È uno spazio tutto per te che strappi alla routine quotidiana. La corsa è anche stare in mezzo alla natura, un modo per farla entrare dentro di te, con i suoi profumi che cambiano man mano ti muovi, la sua aria pungente che però non ti dà più fastidio perché la contrasti correndo. È stare con il rumore dei tuoi passi e del tuo respiro, con te stessa e i tuoi pensieri.

Come ti sei avvicinata alla corsa?

Un’amica mi ha convinta a iscrivermi ai corsi organizzati dal Comune e a rispolverare così il mio passato di adolescente runner nelle campagne del varesotto. Lì ho conosciuto Lorena Brusamento, grande coach e motivatrice, oltre che ultramaratoneta. A fine CorriMi mi sono unita a un simpatico gruppetto di runner orfane come me degli appuntamenti del sabato mattina al Parco Sempione, sotto la guida della sola Lorena all’inizio, e poi anche di Alessandro Arboletto, il coach più loquace e di buon umore sul pianeta Terra. Dopo un annetto di corsa senza un grande investimento di tempo, arriva la svolta: la mia prima dieci chilometri, la 31 Run, finita con un tempo più che dignitoso 13 mesi fa. Mi ha motivato a spendermi di più.

Quali sono le tue aspirazioni/sogni nella corsa?

L’obiettivo più basic e immediato è provare quella sensazione di spossatezza e pace che ti invade dopo la corsa. Ma anche mantenermi in forma e divertirmi con il mio gruppo, condividere quel mix di complicità e leggerezza che è proprio del mondo della corsa.

Quali obiettivi ti sei posta quest’anno?

Voglio migliorare i miei tempi sulle varie distanze, se ci riesco, senza impazzire però. Credo di avere margine di miglioramento sui dieci chilometri e anche sulla mezza. Nella seconda parte dell’anno mi piacerebbe consolidare il lavoro che ho fatto sulla resistenza lo scorso autunno quando ho preparato la mia prima maratona e riprovare così quella straordinaria esperienza che ho vissuto quasi in trance.

Che valore dai alla corsa come metafora della vita?

Nella corsa e, più nello specifico, nella preparazione a una mezza o a una maratona, si trovano tutti gli ingredienti della vita: speranze, sfide, ostacoli, problemi fisici improvvisi, emozioni, entusiasmi, condivisone, amicizia, modelli da seguire, ostinazione, raziocinio, gestione delle risorse… Come nella vita, anche nella corsa la testa è determinante per vincere le sfide.

Meglio in gruppo o da sola?

In gruppo, non ho dubbi. Aumenta il piacere della corsa, aiuta a migliorarsi perché ti senti appoggiato. In una parola: rende tutto più leggero. Prima, durante e dopo. Negli allenamenti quotidiani, ma soprattutto se si prepara una gara, il suo sostegno è fondamentale. Mi piace pensare al mio gruppo come a una piccola comunità che affronta insieme dei viaggi nei quali tutto può succedere ma tanto hai una rete di protezione, una versione soft del gruppo di sopravvissuti di “The Walking Dead” insomma.

Hai modelli che ti ispirano oppure trovi sempre dentro di te la motivazione necessaria?

La motivazione la trovo prima di tutto dentro di me: sono caparbia, non mi piace mollare – un tratto che a volte sconfina nell’ostinazione – e sono anche competitiva, prima di tutto nei confronti di me stessa e degli obiettivi che mi pongo. Certo che nei momenti di grande fatica – e ci sono sempre, anche se ti alleni molto – ho due importanti supporti mentali: i miei coach Alex con i suoi mille trucchi mentali per gestire il corpo, che dispensa nel corso degli allenamenti, e Lorena con il suo grande carattere, la sua inesauribile forza: penso sempre che se lei è riuscita in obiettivi “folli” come la Spartathlon o le 24 ore in pista, oltretutto con grandi risultati, io non mi posso certo lamentare né fermare.

Impressioni sull’allenamento che stai affrontando per il tuo prossimo obiettivo?

Questo allenamento è molto diverso da quello fatto per la maratona di Firenze, ma ugualmente tosto, sia sulla parte della corsa con variazioni di velocitò, tarata sugli obiettivi del tempo finale, sia su quella in pista, galvanizzante ma molto intensa per le gambe nel post corsa. Comunque è una tabella varia e gratificante perché si vedono subito i miglioramento nei tempi, fattore di grande incentivo. Le lunghe della domenica, scelte accuratamente in percorsi appaganti anche dal punto di vista paesaggistico, sono il coronamento della settimana. E finiscono sempre con massaggio – mai più senza – e pranzetto di gruppo.

Obiettivo tempo sulla mezza maratona?

Vorrei correrla in 1.45, obiettivo che sulla carta non è impossibile dato che l’ultima che ho fatto in ottobre, la Pella Orta, l’ho corsa in 1.50 nonostante qualche salita impegnativa. Ma nulla è mai certo, così ho imparato, ci sono tanti fattori che entrano in gioco, fisici e psicologici. Quindi penso solo ad allenarmi con scrupolo in compagnia divertendomi, è già un bell’obiettivo.

 

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