#RunWithMe di Diadora, l’inizio di un nuovo viaggio

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In ogni viaggio, in un qualunque luogo e in una qualunque lingua e con qualunque vista davanti agli occhi, c’è un istante in cui si ha la chiara percezione che tutto quello che sta fuori dalla nostra porta di casa, dalla nostra quotidianità e da quel rassicurante susseguirsi di gesti sempre uguali a se stessi, sia assolutamente degno di essere vissuto. Assolutamente.
Vorrei davvero raccontarvi della Miami Beach Halloween Half Marathon, perché so che ci tenete ai dettagli di una gara, ma davvero vi dico che di tutto questo viaggio, la mezza maratona non è stata la cosa più significativa. Tra la nascita di un progetto e l’arrivo all’obiettivo, c’è quel famoso percorso di mezzo, pieno di colori, di sentimenti, di vita, di umanità. Dove la corsa è sempre il pretesto.
Perciò delle mie impressioni su questa gara, vi posso dire che è stato spettacolare partire alle 6.30 del mattino e vedere il sole sorgere sull’oceano. Altrettanto impressionante è stato vedere come i runner americani abbiano affrontato i 21 km più umidi e caldi della storia delle mezze maratone completamente travestiti, con la faccia sciolta e il sorriso stampato sul viso. E la medaglia a forma di scheletro ha chiuso il cerchio.
Per non parlare di me, che non ho mai voluto correre insieme a nessuno, in nessuna gara, se non con la mia solitudine e la mia fatica. E invece ho corso tutto il tempo con Valerio accanto, condividendo con lui quasi ogni chilometro fino al traguardo.
E poi c’è Miami Beach, che più che un luogo è uno stato mentale.
Ci sono due modi per viverla, squadrarla dalla testa ai piedi storcendo il naso alla vista dei tanti “tamarri” latini che la popolano.
O farsi trasportare dall’atmosfera caraibica condita di contraddizioni tutte americane. Fatta di palme, di albe sull’oceano, di decadenza sotto forma di Art Deco, di baywatcher, di aria condizionata che ti uccide l’anima ovunque tu vada, di improbabili cocktail e party planner in ogni dove, che nel caso stessi pensando di non andare a nessuna festa, è la festa che viene direttamente a prenderti.

E il modo in cui i sensi hanno percepito questo groviglio di scenari è un qualcosa che non conosce spazio e tempo. Gli effetti di questa percezione sono il movente che ci spinge a strizzare il nostro mondo in un bagaglio e le gambe in un sedile troppo stretto e a volare. Verso un mare diverso, verso una città diversa e con persone diverse. Verso altro.
I vincitori del concorso #RunWithMe di Diadora sono stati davvero fortunati. Non tanto per aver conquistato il contest, ma per aver avuto la possibilità di vivere questi cinque giorni ai confini con la realtà. Per essere stati così speciali e uniti al tempo stesso, ognuno a proprio modo. Per essersi tuffati a capofitto in una dimensione che tecnicamente viene definita come illusione, quella che noi volgarmente chiamiamo libertà.
E infine vorrei parlarvi della famiglia Diadora. Perché di famiglia si tratta. Di quelle numerose, ancora attaccate ai valori autentici e fedeli al proprio credo. Che ogni volta accoglie figli nuovi e li porta per mano (la mano di Gelindo Bordin, scusate se è poco) verso il loro traguardo personale fatto di sport e divertimento, a prescindere dalla prestazione.
Ecco allora che quei 21 km corsi lungo l’Oceano non sono stati solo la fine di una bellissima avventura, ma anche l’inizio di un nuovo viaggio.