Running wild, running free: la Corsa della Bora

La strada che dal Carso porta al mare è impervia e ricca di sorprese. Ne corriamo una parte nella natura selvaggia, in un susseguirsi di single track che si alternano a panorami mozzafiato, quelli che regala il Golfo di Trieste. Mentre rimango concentrata con lo sguardo su un terreno quasi mai facile da attraversare, penso a quanto ci si possa sentire liberi in questi luoghi, nel pieno della natura, dove i sensi si accendono e le gambe si lasciano trasportare dalla testa leggera. Tutte le mie corse dovrebbero essere così. Altro che asfalto, quartieri glamour e automobilisti incazzati…

Il mio 2019 podistico non poteva iniziare meglio, con un gara da definire assolutamente spettacolare: la Corsa della Bora. Presenti allo start per il secondo anno consecutivo, io e Manuela abbiamo deciso di provare la 21 km, e abbiamo fatto bene, poiché l’anno scorso in soli 8 km (comunque belli), ci eravamo perse un sacco di cose.

Come la meravigliosa vista del Golfo che appare dopo “un’arrampicata” fino al punto più alto. Come il piacere delle caviglie nei tratti di terreno morbido dopo chilometri di sassi, come la multi-cultutarlità di questa manifestazione che senti per tutto il tempo della gara alle tue spalle. Grazie. Hvala. Danke. Merci. Thank you. Come sgranare gli occhi di fronte a tutto ciò che non conosco. Come non pensare mai alla fine mentre le gambe scivolano veloci lungo tratti scoscesi che si attraversano spesso con l’ausilio della corda. Come respirare senza pensarci, che dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Come un’amica che ti sta sempre accanto fino al traguardo. Quei 100 metri di tappeto rosso dove stai correndo ancora, nel modo migliore in cui lo si possa fare. Quello della libertà.

La quarta edizione della Corsa della Bora è stata un successo, grazie all’organizzazione che non ha fatto mancare nulla ai suoi concorrenti, neanche il caffè alla partenza e i ricchi ristori, e con la protezione civile che ha “vegliato” per due giorni i runner, appostandosi nei tratti più critici, come coloro che hanno attraversato il Carso dalla Slovenia all’Italia per 164 km, tratta percorsa in sole 19h 46m 38s dal maestoso Marian Priadka che si è aggiudicato il podio. Ma anche per 57 km, la distanza che Carlotta ha affrontato con il suo coraggio e il suo entusiasmo.

242 km totali di sentieri, per quattro gare competitive che si sono svolte quasi contemporaneamente, sui quali erano presenti oltre 400 volontari tra forze dell’ordine, protezione civile, associazioni di vario tipo, singoli individui, tutti riuniti a sostenere un evento sportivo che ogni anno diventa più maturo e richiama sempre più partecipanti di ogni provenienza, diventando una vera eccellenza. E che, proprio come la città di Trieste, ha un fascino tale da rimane impresso nel cuore e nella mente.