Spartathlon: Lorena Brusamento al cospetto di Leonida per la terza volta

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La Spartathlon è una gara di 246 km e 3.800 mt di dislivello da Atene a Sparta  da affrontare in un tempo massimo di 36 ore con 75 punti di controllo con cancello orario. Sono ammessi 390 atleti. Abbiamo il piacere di parlare con una donna che per il terzo anno ha portato a termine la gara arrivando settima donna assoluta. Lei è Lorena Brusamento (già intervistata qui dopo la prima impresa) un esempio di semplicità tenacia e amore per lo sport.

2018       Finish    33:45:15

2017       Finish  33:34:26

2015       Finish    34:50:55

Tutto ha avuto inizio dal racconto di Erodoto della Battaglia di Maratona. Il grande storico dell’antichità descrisse i dettagli della battaglia molti anni dopo e menzionò le azioni di Filippide, un messaggero ateniese, inviato dai suoi generali a Sparta per ottenere aiuto per il rafforzamento delle scarse forze ateniesi contro l’imminente incursione asiatica.  Secondo Erodoto, Filippide arrivò a Sparta il giorno successivo della sua partenza da Atene. Duemilacinquecento anni dopo quella storica battaglia, in Grecia nasce un evento sportivo, inseparabilmente collegato ad essa. Il suo nome è Spartathlon.

Quella del 2018 verrà ricordata da Lorena come la gara vinta contro la strada e la tempesta di vento e pioggia chiamata Zorba.

Lorena qual è stato il momento più bello e quale il più brutto?

Non ci sono momenti belli o momenti brutti lungo il percorso o meglio, lungo il viaggio che da Atene porta a Sparta. Per me ogni passo, ogni minuto, ogni km, ogni check point è stato speciale, particolare, unico. Anzi, dall’arrivo in hotel il mercoledì e fino alla partenza da Atene per tornare in Italia, tutto ciò che è successo resta immerso in un momento di magia che è solo “di Spartathlon”. Non ci sono altre gare che mi danno questo tipo di ritorno, non ci sono altre gare di cui ricordo ogni momento vissuto con così tanta precisione. Lungo il percorso è un intrecciarsi di emozioni, situazioni, parole, silenzi, sorrisi, dolori, profumi, odori, il tutto condito da un senso di “eroicità” che ti avvolge.

Ogni anno Spartathlon pur essendo la stessa gara non è mai uguale. Cambiano le condizioni climatiche, cambiano le condizioni mentali e fisiche con cui tu affronti il viaggio, cambiano le sensazioni che vivi, cambiano i particolari che noti intorno a te. Questa edizione è stata la più “eroica” dal mio punto di vista: non ho mai visto tante persone né io sono mai stata così stata determinata nell’affrontare una situazione così avversa a livello climatico. Nessuno ha pensato di non partire, nessuno ha pensato “sarebbe meglio annullare”, credo che per tutti in fondo in fondo l’unico pensiero fosse quello espresso da Pablo Barnes:

“Filippide sarebbe andato ugualmente, non si sarebbe preoccupato dell’uragano”.

Ho vissuto un momento difficile verso il km 170, raramente lo stomaco mi dà problemi, e invece il freddo ha giocato un brutto scherzo e mi sono dovuta fermare per un po’ e in quel momento ecco, mi ha sfiorato il pensiero di non riuscire ad andare avanti. Poi tutto si è risolto e ho ripreso il mio cammino verso Leonida.

L’arrivo a Sparta, imboccare il viale che porta ai piedi del Re, è stato una conquista molto più grande che le due volte precedenti: ho pianto, ho buttato fuori la tensione, la paura, la stanchezza, la certezza che il pericolo era finito, che ora non poteva più succedere nulla di brutto, la sofferenza era terminata. Re Leonida ancora una volta mi aveva portato “a casa”.

Quante ore di pioggia hai passato?

Tantissime, credo di non avere preso pioggia per poco meno o poco più di 4 ore, ma alla pioggia sono quasi abituata. In tantissime occasioni mi ha accompagnato per tante ore (Spartathlon 2015 ad esempio…ha iniziato a piovere alle 21 circa e fino alle 12 del giorno dopo non ha praticamente mai smesso).

In questo caso non era tanto la pioggia a preoccupare quanto tutto il resto: il vento che diventava sempre più forte, le strade diventate fiumi d’acqua, i rami che si staccavano, la nebbia che si formava, pezzi di cose che se ne andavano in giro…questa situazione non si sa come affrontarla, ti senti un nulla in balia della natura e ti senti così impotente che l’unica cosa che riesci a fare è andare avanti.

Che scarpe hai usato per affrontare tutta la distanza?

Le Transcend 5 di Brooks…Anche strabagnate non mi hanno mai dato un solo ritorno negativo…e nemmeno una piccola vescica!

Hai corso sempre sola?

No per fortuna no. Ho corso sempre con qualcuno un po’ avanti o un po’ indietro, in alcuni momenti scambiando qualche parola con gli altri italiani in gara o con altri concorrenti. Durante la notte invece ho passato parecchio tempo totalmente da sola, ho affrontato la montagna sia in salita che in discesa da sola, sono ripartita dopo il problema allo stomaco di nuovo da sola e per non addormentarmi (altra cosa che non mi era mai successa…crisi di sonno) ho iniziato a cantare una canzoncina da bambini: “Due elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela e ritenendo la cosa interessante andarono a chiamare un altro elefante….tre elefanti…” e così via. In questo modo dovevo ricordare i numeri e mi sarei tenuta concentrata su questo!

Lorena e Virginia

Eravate veramente delle spartane, con la tua amica vi siete sostenute in gara?

Io e Virginia abbiamo fatto pochi km insieme, ci siamo divise presto. Lei aveva deciso di tenere un ritmo più tranquillo del suo standard, io ho preferito seguire un po’ la mia sensazione pur andando tranquilla. Con la certezza che mi avrebbe poi recuperata in salita sulla montagna, considerando la sua preparazione per i trail. Non è successo così, la situazione era diversa da ciò che ci aspettavamo e tutto ciò che pensavamo sarebbe successo…non è successo!

Sapevo che era in gara e che non si era fermata, ero certa che non si sarebbe mai fermata e che ci saremmo riviste poi in Hotel. Così è stato.

Cosa ti fa tornare a risentire quel dolore? E ogni volta è diverso?

In effetti se si pensa alla fatica, al dolore fisico, alle condizioni meteo, al percorso complicato, ai cancelli orari impietosi, ai cani randagi (ebbene sì, ci sono anche qui ma almeno in Grecia si fanno i fatti loro se non vengono disturbati) non ci si tornerebbe più a correre Spartathlon…

Ma oltre a questo ci sono le piante di fico con il loro profumo, c’è il mare che accompagna un pezzo del percorso, c’è la nave adagiata sul fianco immobile da anni, c’è la storia greca con tutta la sua maestosità, ci sono le viti, gli ulivi, c’è il villaggio del 100km, ci sono i bambini con il loro quadernino che ti chiedono l’autografo.

Ci sono giovani e anziani che ti applaudono, ci sono i volontari che ti coccolano come se fossi il loro figlio in viaggio. C’è la notte buia greca con il suo fascino e poi c’è quel viale breve ma lunghissimo in cui tutta Sparta attende gli atleti arrivati da tutto il mondo per onorare la loro storia.

Ci sono gli applausi lunghi infiniti e le miriadi di “bravo pedià” che accompagnano gli ultimi passi di corsa arrancata di tutti noi che ci sembra invece di volare verso quella statua, quel Re al quale rendere omaggio toccando il piede in quei pochi metri, in quei pochi minuti tutto svanisce, resta solo la sensazione di essere per qualche minuto un vero enorme invincibile Eroe Greco!

Al cospetto di Leonida

Lo sai vero che siete un po’ marziani per noi gente da casa e bottega?

Tutti noi siamo un po’ dei marziani se solo volessimo metterci in gioco, andare oltre, guardare al di là….e non serve correre chilometri e chilometri per farlo…Spesso, molto spesso, per mettersi in gioco basta alzarsi uscire e fare qualche passo di corsa. Mi auguro di essere riuscita a darti un pò di ciò che ho dentro… è difficile parlare di Spartathlon, è difficile riuscire a fare capire cosa è Spartathlon oltre ad essere una gara.

Chi ha la fortuna di esserci per qualsiasi motivo, correre, fare assistenza o essere spettatore, si trova catapultato in una realtà fuori dalla realtà e vive un’esperienza che non dimenticherà mai.

Marco Raffaelli

Lorena con i Criceti, il gruppo che allena