Storia di un allenamento di gruppo

In questo articolo:

Volendo partecipare alla prossima Stramilano, ho deciso di unirmi ad un gruppo di allenamento, perché con i miei ritmi molto ‘peace & love’, in cui ho un andamento  di corsa anche rispettabile ma non abbastanza, non vedo miglioramenti.

A correre da soli poi si è meno motivati. Non si ha un confronto con gli altri e la fatica spesso ha sempre la meglio. Nel momento in cui decidi che non ce la fai più, ti fermi.

Così  questa mattina ho provato a dare una svolta unendomi al gruppo dell’Atletica Stramilano, al parco delle Cave.

All’inizio non sapevo bene a cosa andavo incontro ed ero un po’ titubante. Ma Igor, l’amico che mi ha portata a provare senza avere la minima idea di quanto e come corressi, era molto ottimista e fiducioso.

Ci hanno diviso in tre gruppi, quelli veloci, quelli intermedi e quelli più lenti.

Naturalmente mi sono messa nell’ultimo gruppo sperando di esserne all’altezza.

Abbiamo iniziato una corsa di riscaldamento di 3 km intorno al laghetto del parco. Faceva freddo  e guardando l’acqua, non ho invidiato le anatre che nuotavano tranquillamente.

L’inizio è stato facile ma subito ho avuto il sospetto che mi sarei stancata a breve. I 6 minuti al km a cui sono abituata, in cui faccio i miei pensieri filosofici, canticchio e guardo i fiorellini, erano già un ricordo lontano.

L’andatura è stata decisamente più sostenuta e menomale che sono capitata nei lenti.  Chicca, la tostissima coach del gruppo, sfreccia davanti a destra e a sinistra come se avesse il turbo alle scarpe e ci ammonisce di restare uniti, a mo di cane da pastore. Vorrei spiegartelo Chicca, che se rimango indietro è per colpa di Igor che ha avuto una smodata fiducia in me. Ma già non ho più fiato e quindi non parlo.

Mi si affianca e siccome non ricorda il mio nome mi dice: ‘ehi Barbie mora tutto bene?’. Le faccio un cenno con la mano e soprassiedo sul nomignolo, sempre perché ho il fiato cortissimo, quasi inesistente.

Dopo 3 km di corsa che per me sarà stata, senza esagerare a 5 minuti al km, ci fermiamo e riprendiamo fiato.  Ora arrivano le ripetute da 500 metri  Il nostro gruppo si divide in tre: quelli un po’ più veloci, quelli medi e quelli più lenti. Nel fare questa divisione viene fatto un breve sondaggio a cui rispondo che sono scoppiata e finisco nel gruppo dei medi (evidentemente dovevo dire che ero già morta da un po’ per finire nel gruppo dei lenti).

Iniziamo a correre. E visto che il tratto è breve lo si farà in 2.40 minuti. Le prime quattro ripetute le faccio abbastanza bene. Ma non avere idea di quante ancora ne rimangano un po’ mi sconforta. E non oso chiedere.

Il coach spiega che non stiamo puntando sulla velocità, ma sui tempi di recupero. Le spiegazioni tecniche e l’incoraggiamento tra una ripetuta e l’altra funzionano. Qualcuno prova a fare qualche domanda in più per allungare il tempo di recupero ma Chicca non è nata ieri. Quando è il momento si parte e basta.  Ci urla di non rimanere indietro. Di restare uniti e aiutarci a vicenda. Sento qualcuno dietro di me che accenna al film Full Metal Jacket.

Sono stanchissima. Ad ogni ripetuta penso almeno 10 volte di fermarmi. Ma non mollo. Il coach mi si affianca e tremo al pensiero del prossimo soprannome. ‘Ehi black body tutto bene? Stai andando alla grande’. Gli faccio sempre cenno con la mano e sorrido. Non che ‘black body’ mi faccia impazzire. Ma è sempre meglio di Barbie mora, che è meglio di Barbie bionda.

Ho caldissimo. A metà di ogni ripetuta vedo la fontanella e la sorpasso con nostalgia. Guardo il laghetto. Invidio le anatre che all’inizio ho snobbato. Mi ci tufferei dentro.

Siamo all’ultima ripetuta. Mancano 200 metri. Il ragazzo che corre accanto a me dice: ‘Basta io mollo’. Finalmente mi esce la voce e gli dico di aspettare, di rallentare un attimo e rallento con lui. Arriviamo insieme alla fine.

Et voilà lo spirito di gruppo.

Mi dicono tutti che per essere la prima volta sono stata brava. Sono contenta di averci provato, da sola non averi raggiunto questo risultato. Forse Igor non aveva torto. E la prossima volta ancora. Sperando che il coach si ricordi il mio nome.