Un viaggio infinito con le Ghost 12 di Brooks

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I runner si dividono in due tipi. Ci sono quelli che mentre corrono si concentrano solo ed esclusivamente sul lavoro che stanno facendo, siano essi 5 km o 30 km. E poi ci sono quelli che riescono a rimanere concentrati i primi duecento metri. Dopodiché la testa parte per i più svariati e bizzarri viaggi.

Un minestrone di pensieri che escono a caso. Come un discorso mentale da fare al fidanzato o al collega d’ufficio, talmente articolato, preciso ed esemplare, che, una volta arrivata a fine corsa, si dimentica per sempre.

Una lista di cose da fare nell’immediato post allenamento, per avere la sensazione di finire più in fretta. Passano davanti agli occhi come flash, e sono semplici desideri alla portata dell’essere umano più basico. Come una torta di mele calda insieme al gelato alla crema, sfidando una generazione di intolleranti al lattosio e tutte le leggi della dieta bilanciata.

Una doccia calda che ti rimette in pace con il mondo. Guardare un vecchio film di Verdone su quel divano nuovo che non riesco mai a farlo mio come vorrei. Annaffiare tutte le piante di casa, pur di finire sti chilometri che non finiscono mai.

Osservare i runner che ti vengono incontro nella speranza di trovare qualcuno messo peggio di te. Anche se immancabilmente ti sembra che siano tutti composti, felici e bravissimi, compreso il vecchio che ti sorpassa a una velocità improbabile. Ma riconoscere la sofferenza nei volti altrui sperando che sia la stessa tua, è uno tra i miei giochi preferiti.

Insomma, la distanza che state per affrontare è solo vostra. Non ascoltate mai chi vi dice che correte troppo o troppo poco. L’unico ad avere voce in capitolo caso mai sarebbe il vostro coach, cioè colui che ha studiato la tabella nei minimi dettagli e che ripone gloriose speranze nella riuscita dei vostri obiettivi. E come le affrontate queste distanze, sta solo a voi. Siete da soli con la vostra fatica, sempre. Anche quando correte in compagnia. E non pensate mai che gli altri facciano meno fatica di voi.

Ghost 12 di Brooks

La prima volta che ho indossato le Ghost 12, ho corso 12 km. Ma è stato un caso. Per chi di voi sta seguendo il concorso #BESTFEST di Brooks, lo sa bene che in queste settimane c’è una sfida da raggiungere e superare. E quel giorno, la mia personale sfida era finire i km a tabella prima del temporale. Per chi si fosse distratto,“il programma che celebra i risultati di ciascun runner” vi da la possibilità di vincere ogni settimana una Ghost 12 in edizione limitata. Non è una questione di tempi o di chilometri percorsi, per Brooks l’unità di misura è solo “Run Happy”. Ogni corridore potrà arrivare al proprio record personale, qualunque esso sia, misurabile in base al grado di felicità che ogni singola corsa può offrire. Dalla data di lancio del nuovo modello (3 settembre) il concorso è attivo per sei settimane. Correre condividendo strane sfide da battere a colpi di hashtag #brooksbestfest, raggiungere il proprio personale obiettivo di corsa, fotografare il momento della celebrazione e condividerlo sui canali social. Iscrizione e regolamento lo trovate a questo link: brooksrunning.com/it_it/brooks-best-fest/

Chi conosce i modelli precedenti, non potrà che apprezzare ancora di più la nuova versione della Ghost 12, che, grazie all’azione combinata di BioMoGo DNA e DNA Loft, offre a ogni passo comfort e ammortizzazione. Chi invece non l’ha mai provata, potrà apprezzare una scarpa neutra, comoda ma reattiva quanto basta.

Il BioMoGo si adatta istantaneamente al passo, al peso e alla velocità di ogni runner, mentre il DNA Loft, la tecnologia più morbida brevettata da Brooks, permette di avere una piacevole sensazione di morbidezza alla pianta del piede.

Tra le tecnologie presenti nel nuovo modello, c’è anche il Crash Pad segmentato, un sistema di ammortizzazione completamente integrato che si adatta a qualsiasi appoggio del piede, massimizzandone l’efficienza, attutendo qualsiasi tipo di l’appoggio e generando comode transizioni tacco-punta. In questo modo la corsa non è solo più “morbida”, ma la falcata anche più fluida.

Ma la comodità è anche un involucro protettivo, traspirante e leggero. Stiamo parlando della tomaia in mesh ingegnerizzata con stampa 3D Fit Print, che fornisce una calzata protetta e duratura. Drop – 12mm, peso – 294.8g. Categoria “cushion”.

Disponibili qui