We don’t celebrate sunday

In questo articolo:

Che valore dai alle emozioni? Quanto ti stai divertendo? Ti piace quello che stai facendo?

Sono domande che mi faccio spesso in questo periodo, sia in campo sportivo sia quotidiano.

Ultimamente mi sono trovato spesso a cambiare punto di vista, il mio background sportivo è chiaramente di tipo agonistico, il mio approccio per tanto tempo è stato quello dei peggiori imbruttiti, medie, allenamenti la mattina e nazismo alimentare, chissà per dimostrarsi cosa poi?

Alla fine, come molti, pensavo che attraverso il metodo avrei raggiunto qualsiasi risultato…che per carità può anche avere un senso, ma al di fuori delle olimpiadi lo ha veramente?

Io pensavo di si, ma alla fine mi sa di no.

Recentemente ho incontrato un sacco di persone che si stavano avvicinando alla corsa o al triathlon, alcune alla ricerca di una sfida, altre di un miglioramento della forma.

La cosa che più mi ha colpito dell’approccio che molte di queste persone hanno (riflesso dei loro mentori momentanei) è l’assolutismo privazionista degno delle peggiori sette.

Molte di queste mi hanno confessato di avere delle proprie manifestazioni d’ansia a pensare alla gara pianificata o al regime alimentare da sostenere. Al che mi son chiesto che senso avesse iniziare a far qualcosa per star meglio, per poi star peggio.

Molte delle persone con cui parlo si sentono a disagio nei confronti di un sistema sportivo che idealizza immagine e prestazioni (si fa per dire) e cerca di ostentare una perfezione composta da una dedizione maniacale verso il corpo.

In quest’epoca dove il culto del corpo è diventata l’unica religione con delega all’egocentrismo, io, che ho sempre avuto problemi a identificarmi con qualcosa, ho deciso di condividere con voi quanto in realtà si possa alzare il dito medio a tutti sti dictat del cazzo (sto ascoltando She hates me – Puddle of Mudds).

Sarà anche giusto far presente che si può avere una buona forma e un buon rapporto con lo sport anche senza contare gli atomi di pane e sostituendo ogni tanto il lambrusco alla polverina recovery.

Sono stato più di 100 giorni senza nuotare, non avevo sbatti, mi dava fastidio l’idea di bagnarmi (però la doccia l’ho fatta), nonostante questo in due settimane sono quasi tornato a prestazioni simili a quelle di giugno.

Nelle ultime due sere ho cenato a base di verdure in pastella, popcorn e cipster e integrato con 5 medie rosse complessive, questa mattina sono uscito a correre una decina di km e giravo da Dio, forse una delle più belle sensazioni degli ultimi anni.

Aspetto che mi ha molto divertito un mesetto fa, è stata una serata che si concluse con 4 cocktail martini, mi trovavo a 3 km da casa ed ero rimasto a piedi, non avendo voglia di camminare e metterci una vita, decisi di correre fino a casa…per curiosità e imbruttimento feci partire il gps.

Con scarpe in cuoio, giacca e piumino, al cancello di casa la media era intorno ai 3:50…il che mi fece pensare che forse in passato mi ero fatto un po’ troppe seghe mentali.

Nell’ultimo anno ho fatto tardi un sacco di volte, non ho mai preso integratori, ho mangiato tonnellate di carboidrati, ho bevuto birre, vini e super alcolici…ma le mie prestazioni non sono cambiate in modo drammatico.

Gli unici momenti in cui ho trovato delle serie difficoltà nel trovare le giuste sensazioni sono state quando la mia testa e le mie emozioni andavano in down, da questo ne ho dedotto che forse era meglio una birra in più e una sega mentale in meno per tornare ad avere il giusto approccio.

Così nell’ultimo periodo mi son focalizzato di più sulle sensazioni, sul sentirmi felice, piuttosto che sul seguire un manuale d’istruzioni e se devo essere sincero… sta pagando.

Non cadete nell’inganno dell’integralismo, saltare un allenamento, mangiare una pizza, bere una birra…non vi cambia sicuramente in peggio, neanche se fate tutte e tre le cose assieme e ripetutamente.

Ho voluto scrivere questo pezzo perché quello che ho espresso sopra è servito ad alcuni amici a snebbiarsi un po’ la testa e a trovare anche più gusto nello sport. Alla fine si tratta solo di corsa, è bello sentire il vento, la leggerezza e perché no…la voglia di fermarsi.

Lasciate stare i tossici e soprattutto non fidatevi di chi non mangia pizza e non beve birra.

Have fun!

Sergio Viganò (dr. STRAVAmore)