Whole lotta love

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Ci sono persone che corrono per superare i propri limiti, per prepararsi ad affrontare una maratona, per dimagrire, perché – mangio da schifo bevo come Sue Ellen ho già 40 anni e se continuo così io non lo so dove vado a finire – perché sono arrabbiate e stressate e la corsa le rimette a posto con il mondo.

Poi c’è Giuseppe Tamburino, l’uomo che corre per rimetterlo a posto, il mondo.

E’ lui l’ideatore dell’Ecomaretona, è lui che tutti gli anni da sei anni nel periodo estivo, corre lungo le coste italiane (spiagge, strade, piste ciclabili) per circa trenta km al giorno. Lo scopo è verificare lo stato di salute dell’ambiente e dei percorsi vivendoli in prima persona e coinvolgendo anche i runners del posto che hanno voglia di unirsi a lui per qualche chilometro e raccontargli cosa non va e cosa vorrebbero cambiare del territorio in cui vivono. Il resoconto di ciò che si osserva in ogni tappa viene poi riportato a fine giornata alle autorità e agli enti locali che in teoria prendono nota per intervenire e risolvere.

Quando ho saputo che avrei avuto l’opportunità di correre insieme a lui, da subito ho pensato che non sarei stata all’altezza di quest’uomo ma poi appena l’ho conosciuto mi sono subito sentita a mio agio. Non poteva essere diversamente con una persona come lui abituata a condividere i pensieri, le storie,la fatica e l’intimità della corsa insieme ad amici o sconosciuti.

Iniziamo a correre e io, pensando ai suoi 30 km giornalieri e ai miei 15/20 bisettimanali, decido che ascolterò molto e parlerò poco per risparmiare il fiato e cercare disperatamente di stargli dietro. In realtà si adegua subito al mio passo e mi racconta un po’ la sua storia.

Mi parla di Ecomaretona e del programma per la prossima estate. Condividiamo la passione per la musica e per il rock e mi spiega com’è nata RadioRun, che in pochi mesi ha avuto un grande successo, tanto da diventare la radio ufficiale della maratona di Venezia. A quel punto gli parlo con entusiasmo delle mie playlist, di come siano talmente belle da distrarmi dalla fatica della corsa e lui mi smonta in un amen spiegandomi che la fatica, per superarla, è importante ascoltarla in tutte le sue forme, compreso il fiato corto e le suole delle scarpe che strusciano sull’asfalto.

Mi racconta poi della sua missione: motivare le persone che vogliono iniziare a correre. Aiutare loro a togliere i cattivi pensieri dalla testa, combattere la depressione, lo stress o l’obesità. Ma, mi dice – ‘Non sono io che li aiuto, è la corsa. Quello che io faccio è solo andare a prenderli sotto casa se li vedo un po’ pigri e portarli a correre per farli stare meglio di testa e fisicamente. Cerco di motivarli raccontando loro delle storie e non chiedo soldi perché io amo correre, sempre tutti i giorni. E allora perché non farlo rendendomi anche utile al prossimo?’.

(Ti sembra poco?). Mentre lo guardo chiedendomi dove trovi il tempo di fare tutto quello che fa, lui guarda me e mi riprende correggendomi la postura. Devo rilassare le spalle. Sono troppo rigida. Nel frattempo ci sorpassano due velocissimi runners e lui mi dice che se vuole può riprenderli subito e iniziare una conversazione anche con loro. Gli credo.

La nostra corsa sta quasi finendo. Lo guardo ancora e gli dico che è un uomo bionico. Ma lui sorridendo mi risponde che è solo un uomo felice.