Storia di un maratoneta e della sua grande sfida

24 Novembre 2019 – ore 8:30

Mentre la testa si libera lentamente dei pensieri per lasciare spazio alle emozioni, sento in lontananza il conto alla rovescia. Si parte! Dopo qualche minuto passo sotto l’arco della maratona di Firenze, mentre le lacrime solcano il mio viso. Questo momento l’ho voluto, sperato, visualizzato così tante volte, e ora la realtà sta superando la fantasia. Non credevo di riuscire ad arrivare fino a qui, e mentre lo penso, le mie gambe iniziano a prendere il ritmo.

Facciamo un passo indietro.

Mi chiamo Federico, ho 31 anni e non sono mai stato uno sportivo. Piuttosto ero uno di quelli che a scuola, quando si formavano le squadre, veniva sempre scelto tra gli ultimi. Quegli anni li ricordo ancora adesso, odiavo il mio corpo cicciottello e non facevo nulla per cambiare il mio aspetto fisico. Ogni tanto giocavo a calcetto con i miei compagni di classe ma sceglievo sempre il ruolo che più si adattava alla mia forma fisica… stavo in porta e stavo fermo, i momenti di movimento erano minimi, diciamo che su un’ora di partita, forse mi muovevo per una decina di minuti. Questa è stata la mia attività fisica fino ai 20 anni.

Terminata la scuola dell’obbligo, grazie al sostegno di mio fratello e ai consigli di mio zio ingegnere, ho scelto di iscrivermi al Politecnico di Milano, facoltà di ingegneria civile. La scelta è stata azzardata e dura ma a me le strade in discesa non mi sono mai piaciute. Grazie alle parole di mio zio mi convinsi che quella dell’ingegnere fosse una professione gratificante, e ora lo penso tutt’ora.

A differenza delle altre facoltà, le matricole del Politecnico di Milano iniziano a metà settembre. Precisamente siamo nel settembre del 2008 e ha inizio il mio percorso di studi. Il primo semestre, grazie alla maturità scientifica ottenuta con un buon voto prosegue abbastanza di rendita a meno di qualche carenza in Fisica, materia da me odiata alle scuole superiori. Le amicizie all’università sono differenti rispetto a quelle delle scuole dell’obbligo.

Mi sono ritrovato in una “classe” di 150 persone… Capirete bene che è difficile conoscere e legare con tutti. Ci si conosce di vista e ci si saluta per educazione, ma nonostante tutto il mio, anzi, nostro gruppetto lo abbiamo formato… eravamo una decina scarsa di persone. Predavamo sempre i posti vicini e cercavamo di condividere le informazioni che scoprivamo sui professori e sulle modalità di esame.

La prima sessione d’esame si è svolta tra dicembre 2008 e gennaio 2009 e non potrò mai dimenticarla: i primi esami sono come la prima maratona: indelebili. Ma nel mio caso purtroppo, a questo periodo legherò avvenimenti che cambieranno la mia vita per sempre.

Io e mio fratello abbiamo sempre avuto il vizio di prendere tantissimi appunti. Pagine e pagine di appunti, le penne finivano, le mani al termine delle lezioni tremavano da quanto scrivevamo. Ma nel mio caso il motivo per cui tremavano era un altro. E lo avrei scoperto presto.

Durante la prima sessione d’esame, era Analisi 1, mi sono accorto che la mano destra oltre a tremare aveva un problema di sensibilità… non sentivo il dorso che toccava il foglio. “Sarà l’agitazione”, mi dicevo. Durante gli esami successivi, la situazione è peggiorata, fino ad arrivare a perdere molto, anzi moltissimo la sensibilità, fino a non riuscire a tenere in mano una penna e scrivere.

Alcuni di voi avranno sicuramente capito.

La sessione d’esame è termina con buoni risultati, ricordo il 26 in Analisi 1, 30 e lode in chimica, 29 in Estimo Civile… La memoria non mi aiuta tanto, sono passati molti anni. Nonostante lo stress e la tensione degli appunti fosse terminato però, mi ritrovavo ancora molta insensibilità alla mano.

Dopo varie visite mediche in diversi ospedali e pronto soccorso, circa nell’aprile del 2009 arriva la diagnosi: SCLEROSI MULTIPLA, sì, avete capito bene, SCLEROSI MULTIPLA.

Mi è crollato il mondo addosso. Non sapevo proprio con chi prendermela, ho cercato in tutti i modi una causa di questo malessere, una colpa, un motivo scatenante. Ma anche anche se lo avessi trovato non sarebbe cambiato nulla, perché cura ad ora non esiste.

La diagnosi ha cambiato totalmente la mia vita. Vivevo con l’incubo di finire su una sedia a rotelle, di non essere autosufficiente, di non riuscire a fare quello che volevo della mia vita. I primi periodi sono stati davvero brutti.

Uscii dall’ospedale con un peso enorme addosso, la mia famiglia, i miei fratelli mi stavano vicini, ma era comunque difficile accettare questa nuova realtà.

Con l’aiuto di mia madre che mi definisce un Guerriero e grazie all’aiuto di mio fratello, non ho mai mollato gli studi, proseguendo gli esami con il suo supporto.

Il recupero della sensibilità alla mano fu lento, molto lento in quanto le lesioni neurologiche erano “molto profonde” e diffuse.

Arrivò la seconda sessione d’esame, era giugno/luglio 2009. Avevo recuperato un po’ di sensibilità ma avevo ancora qualche difficoltà a scrivere. Affrontai gli esami, qualcuno, grazie alla disponibilità dei professori, orale, qualcuno scritto. Portai a casa il tutto.

Ricordo ancora l’esame di Fisica 2, materia, come ho detto in precedenza da me odiata, che ho cercato di studiare in più occasioni e in più modi. Ma mi “friggeva” il cervello. Era il pomeriggio prima dell’esame, non ne potevo più di leggere gli appunti di mio fratello, di provare esercizi sul libro di testo, di cercare di ripetere il tutto: era orribile.

Chiusi tutto e andai, per la prima volta della mia vita, a correre: non ero per nulla “attrezzato” avevo delle scarpe che usavo per giocare a calcio di una nota catena sportiva. Andai in macchina nel comune accanto al mio dove c’era un parco con una cava al centro e corsi per 5 km se non erro. Corsi per una mezz’ora abbondante, al termine della quale mi sentii sollevato e pronto per l’esame del giorno dopo. Nonostante la materia non mi piacesse e lo studio non fosse stato approfondito riuscii a portare a casa un 26.

Il neurologo, al momento della diagnosi, mi parlò di sclerosi multipla RR, recidiva remittente: una sclerosi che ha dei momenti di picco e dei momenti di latenza. Alla luce di questo cercai di essere ottimista.

Ma non fu sempre facile.

Durante tutte le successive sessioni d’esame, fino al terzo anno, patii delle ricadute, dei malesseri che andavano dalla perdita di sensibilità, ai tremori, alla perdita di coordinazione e movimento, all’annebbiamento della vista, all’assenza di sintomi ma con presenza di lesioni.

Ricordo la ricaduta che mi segnò di più: era settembre 2010, purtroppo lasciai indietro l’esame di Idraulica che non riuscii a dare nella sessione estiva. La mattina dell’esame mi svegliai e, appena cercai di alzarmi dal letto caddi rovinosamente a terra: avevo perso sensibilità alle gambe; andai, grazie al supporto fisico e mentale di mio fratello, a fare l’esame, che però non andò per nulla bene. In quel momento stavo pensando alle mie gambe, a cosa stava succedendo a che futuro avevo davanti. Fino alla settimana prima correvo, andavo in bici, ero autonomo.

Durante tutti gli anni dell’università mi affidai a ben tre terapie, direi una all’anno, ma tutte senza successo alcuno. Lo stress superava di gran lunga quanto poteva fare un farmaco.

Fu allora che maturai un pensiero importante. Dovevo trovare qualcosa nella mia vita che mi facesse stare bene e che mi permettesse di affrontare sempre in maniera migliore le mie difficoltà: a 30 anni, dopo un percorso di studi in salita, capii che non potevo fare a meno di correre.

Terminata l’università nel 2011, trovai un posto di lavoro da libero professionista in uno studio di architettura/ingegneria dove mi occupo tutt’ora di sostenibilità ambientale, più precisamente di certificazione LEED.

Da allora mi ha sempre accompagnato la passione per la corsa, che è sempre stata alla base del mio equilibrio mentale e fisico. E che mi ha dato la grinta e la motivazione necessaria per andare avanti, tanto da non aver più avuto, dal 2012, alcuna ricaduta e alcun sintomo dovuti alla sclerosi multipla.

Nel mio albo d’oro ho collezionato tantissime 10 km, da quelle competitive a quelle non competitive, dalla DeejayTen alla 10km del Parco Nord. E poi moltissime mezze maratone, come la mezza di Monza, la mezza di Napoli, la maratonina di Busto Arsizio e molte altre.

Proprio nel 2019, anno della mia prima maratona, ho voluto alzare l’asticella e superare la distanza di 21 km, partecipando alla 30km di Parma a settembre. Andai con la mia ragazza che, gentilmente, accettò di fare un weekend a Parma. Partimmo di sabato in treno: ci divertimmo molto mangiando fin troppo bene. La domenica io partecipai all’evento sportivo, ricordo ancora che faceva freddo e aveva appena smesso di piovere. Iniziai il riscaldamento e seguii un gruppo di ragazzi che avevano iniziato a fare degli scatti e degli allunghi. Solo dieci minuti dopo realizzai che erano kenioti, e che “spingevano” troppo per me.

La competizione ebbe inizio, condivisi la mia posizione con la mia ragazza tramite il mio cellulare cosicché potesse sapere quando stavo per arrivare al traguardo. Riuscii a tenere per 30km una media di 5 min/km, 2h e 30min di corsa. Superai il traguardo, vidi la mia ragazza alla transenna e mi appoggiai lì: avevo le lacrime agli occhi. Io, con la sclerosi multipla, che ho corso per più di 21 km…

E alla fine arrivò anche quel novembre 2019. A quel punto, se le 5 km erano un riscaldamento, le 10 km erano tanto per correre, le 21 km si facevano interessanti e le 30 km iniziavano ad essere delle gare, le 42 km mi sembravano delle vere imprese!

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La mattina del 24 novembre a Firenze faceva veramente freddo ma, come fanno i runner esperti (io non lo sono) mi sono coperto poco perché durante la gara, soprattutto una 42 km, ci si scalda, eccome se ci si scalda. Mi recai in griglia di partenza a mezze maniche con la maglia della mia squadra, gli Alzaia Naviglio Runners. Purtroppo, essendo la mia prima maratona, mi dovetti posizionare al termine della griglia dove c’erano persone che non avevano alcun tempo su una distanza simile. Feci un riscaldamento non sufficiente alla gara perché avevo il mio programma per i 42 km, partire come se fosse una corsetta per poi accelerare nella seconda metà.

La partenza fu alle 8,30, io passai sotto l’arco qualche minuto dopo con il viso pieno di lacrime… ci ero riuscito, ero arrivato a correre una maratona… e che maratona, quella di Firenze! Il pianto durò poco perché realizzai che la gara sarebbe stata lunga, molto lunga. Iniziai piano, ritmo 5.25 min/km per i primi 10 km, poi cercai di migliorarmi e andai fino km20 a 5.10 min/km.

Ero felice, le gambe andavano, ero motivato,, così abbassai il ritmo a 5 min/km. Ecco l’errore. Durai solo 7 km poi il crollo. Fui costretto a camminare alternando una corsa lenta. Quando mancavano 3 km alla fine della mia maratona, tirai fuori tutta la grinta da guerriero, come dice mia madre, che c’era in me.

Pensai a tutto quello che patii durante gli anni di studio, pensai alla sclerosi multipla, pensai però al desiderio che avevo, di dedicarmi qualcosa di speciale e di unico. E così accelerai tenendo un ritmo di 4.50 min/km.., finendo la gara, la mia prima maratona in 3h 56 min 23sec. Un traguardo raggiunto, che va ben oltre una linea che delimita la fine di qualcosa. Perché per me è stato un altro inizio.

È passato poco più di un anno da quel risultato e posso dire che, forse a causa della pandemia globale dovuta al Covid, il tempo è volato.

Sono passati più di 10 anni dalla diagnosi, il primo dei quali è stato brutto, ma la passione per la corsa mia ha riportato a una nuova vita. Le ultime risonanze fatte segnalano un’assenza di attività della patologia e questo è un grande risultato. Spero che questo mio stato di salute possa confermarsi nel tempo.

Questa mia breve storia dimostra come la sclerosi multipla non deve pregiudicare le attività che si svolgono tutti i giorni ma deve essere un’arma in più per poter affrontare le difficoltà. Per tirare fuori la grinta, per conquistare ogni giorno la libertà senza arrendersi mai, neanche davanti ai percorsi più lunghi e difficili. Perché io sono un maratoneta.

(Tratto da una storia vera, regalo di un follower che mi ha dato il privilegio di pubblicarla)

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